NAPOLI
Geografia
Situata a 17 metri sopra il livello del mare, Napoli sorge
al centro dell'omonimo
golfo, delimitato ad est dalla
penisola sorrentina
con
Punta Campanella,
ad ovest dal golfo di Pozzuoli con
Capo Miseno,
mentre a settentrione dall'appendice dell'Appenino
Campano.
La città storica è andata sviluppandosi preminentemente
sulla costa; il primo nucleo della città fu costituito dall'isolotto
di Megaride, ove coloni greci diedero avvio al
primo emporio commerciale che comportò lo sviluppo della città odierna. Il
territorio di Napoli è composto prevalentemente da colline (molti di questi
rilievi superano i 150 metri d'altezza per giungere fino ai 452 m della
Collina dei Camaldoli)
sulle quali sono nati veri e propri quartieri e/o rioni storici, ma anche da
isole, insenature e penisole a strapiombo sul
Mar Tirreno.
L'intero territorio ha una storia
geologicamente
complessa: il substrato recente è composto perlopiù da detriti di varia natura
vulcanica.
Per quanto riguarda il
rischio sismico
è classificata nella zona 2 (sismicità medio alta) dall'Ordinanza P.C.M. n. 3274
del 20/03/2003.
Clima
Napoli gode di un clima tipicamente
mediterraneo,
con inverni miti e piovosi e estati calde e secche, ma comunque rinfrescate
dalla brezza marina che raramente manca sul suo
golfo. Il sole
splende mediamente per 250 giorni l'anno. La
Classificazione climatica
di Napoli inserisce la città nella zona climatica "C". La particolare
conformazione morfologica del territorio del
capoluogo
comunque obbliga in questa sede ad aggiungere che la città possiede al suo
interno differenti
microclimi con
la possibilità così di incontrare variazioni climatiche anche significative
spostandosi di pochi chilometri.
Storia
Età antica
La città fu probabilmente fondata dagli abitanti della
colonia
greca di
Cuma attorno
all'VIII
secolo a.C., con il nome di Partenope,
sull'attuale
Monte Echia.
Tale insediamento sarebbe stato successivamente chiamato Palepolis ("città
vecchia"), quando la città sarebbe stata rifondata poco lontano nel
V secolo a.C.,
con il nuovo nome di Néa-pólis, ("città nuova"). Nel
326 a.C., a
seguito delle
guerre sannitiche,
i Romani conquistarono definitivamente la città, che conservò però la
lingua greca
almeno fino al
II secolo d.C..
Nei secoli seguenti Napoli ospitò molti patrizi ed imperatori romani che
trascorsero qui pause di governo. In particolare, nel
476 d.C.
l'ultimo imperatore romano d'occidente
Romolo Augustolo
fu imprigionato nel
Castel dell'Ovo.
Medioevo
Nel
536 Napoli fu
conquistata dai
Bizantini
durante la
guerra gotica e
rimase saldamente in mano all'Impero
anche durante la susseguente invasione
longobarda,
divenendo in seguito
ducato autonomo.
La vita del ducato fu caratterizzata da continue guerre, principalmente
difensive, contro i potenti
principati longobardi
vicini ed i
Saraceni.
Attorno al 990, pochi anni dopo l'istituzione dell'arcidiocesi
di Capua, Sergio fu il primo
arcivescovo
della città, quando la sua diocesi fu elevata a
provincia ecclesiastica
dal
Papa, poco dopo
che
Leone III l'Isaurico,
a seguito delle dispute teologiche sorte attorno al
movimento iconoclasta,
passò le diocesi dell'Italia
bizantina sotto l'autorità del
patriarcato di Costantinopoli[21].
Nel
1137 i
normanni di
Ruggero II
conquistarono la città, ponendo fine al ducato, e Napoli entrò così a far parte
del territorio del
Principato di Capua,
nel neonato
Regno di Sicilia,
con capitale
Palermo;
ciononostante la città conservò la sede dell'arcidiocesi.
Dopo la dominazione
sveva, durante
la quale fu compresa nel
giustizierato
di
Terra di Lavoro,
nel
1266 gli
Angioini
occuparono il
Mezzogiorno e,
non avendo conquistato la
Sicilia,
insediarono la capitale a Napoli durante il regno di
Carlo II,
trasformando da allora quella che era stata una delle tante città marinare del
Tirreno (Amalfi,
Gaeta,
Sorrento) in
uno dei più importanti centri di potere della penisola italiana. L'ultima grande
impresa degli angioini napoletani fu la spedizione militare di
Ladisalo I di Napoli,
il primo tentativo di riunificazione politica d'Italia,
agli inizi del
XV secolo.
Età moderna
Nel
1442 anche
Napoli cadde in mano aragonese, diventando una delle città più influenti del
dominio Aragonese
e ospitando stabilmente, durante il regno di
Alfonso il Magnanimo
(1442-1458), il re e la corte di questo grande stato mediterraneo. Nel
1501,
nell'ambito delle
guerre d'Italia,
il Regno di Napoli fu conquistato dagli spagnoli e, per oltre due secoli,
governato da un
viceré, per
conto di
Madrid. Nel
XVII secolo la
città vide la famosa rivolta di
Masaniello e la
nascita di una effimera
repubblica indipendente.
Nel corso della
guerra di successione spagnola
l'Austria
conquistò Napoli (1707)
e la tenne fino al
1734, anno in
cui il regno fu occupato da
Carlo di Borbone,
che vi ricostituì uno stato indipendente. Sotto la dinastia dei
Borbone Napoli
rafforzò il suo ruolo di una tra le principali capitali europee. Con la
rivoluzione francese
e le
guerre napoleoniche,
Napoli vide prima la nascita di una
repubblica giacobina
e poi la conseguente restaurazione borbonica. Nel
1806 fu
nuovamente conquistata dalle truppe
francesi
condotte da
Napoleone Bonaparte
che affidò il regno a suo fratello
Giuseppe e
quindi, in seguito, a
Gioacchino Murat.
Nel
1815 con la
definitiva sconfitta di Napoleone e il
Congresso di Vienna
Napoli ritornò nuovamente ai Borbone.
Durante la
seconda guerra mondiale Napoli
vide, dopo l'8 settembre, la rivolta popolare contro l'occupante tedesco
comunemente detta delle
Quattro giornate di Napoli.
Note storiche sullo stemma
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Sono state elaborate diverse teorie
sulle origini dello stemma della città, tra queste la più interessante è
forse quella che spiega come questi furono i colori con i quali vennero
accolti in città l'imperatore
Costantino I
e sua madre
Elena (324).
Altre ipotesi vogliono che i due colori siano il simbolo e la
rappresentazione dell'antico culto della popolazione locale per il sole
e la luna, o l'emblema della generosa nobiltà della città di
Napoli, oppure che fossero ispirati a vittoriose battaglie combattute
all'epoca del
Ducato indipendente
(755-1027).
Queste ultime due tesi sono state smentite però dallo storico Bartolomeo
Capasso.
Evoluzione
In altre epoche sono state adottate
forme o simboli diversi per rappresentare lo stemma. Durante la
repubblica di Masaniello
(1647)
nel centro dello scudo fu posta una lettera P, quale simbolo della
supremazia del popolo, che poi divenne una C in richiamo alla parola
civitas. Nel
1866 fu
abbandonato l'uso, risalente alle prime dinastie nobiliari napoletane,
di sovrapporre allo stemma una corona ducale, per sostituirla con una
corona turrita, simbolo araldico di «volontà di libertà e di
indipendenza municipale».
Durante il
fascismo
allo stemma, seguendo i
Regi Decreti
del tempo, nel
1928 fu
affiancato lateralmente un
fascio littorio,
mentre nel
1933 il
fascio fu posto "in capo" allo scudo dello stemma, sino alla caduta del
regime mussoliniano.
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Lo stemma si compone di uno scudo sannitico
diviso in due parti orizzontali di uguale altezza, quella superiore colorata
d'oro e l'altra di rosso («troncato d'oro e di rosso»), sormontanto da
una corona turrita con cinque bastioni merlati visibili, di cui solo uno, quello
centrale, dotato di porta d'ingresso.
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