ISCHIA
Dalla forma vagamente trapezoidale, l'isola
dista 17.5
miglia da
Napoli, è larga
10 km da est a ovest e 7 da nord a sud, ha una linea costiera di 34 km e una
superificie di circa 46,3 Kmq; il rilievo più elevato è rappresentato dal
monte Epomeo,
alto 787 metri e situato nel centro dell'isola. Quest'ultimo non è un
vulcano ma il
risultato del sollevamento di rocce vulcaniche avvenuto negli ultimi 30.000
anni. L'attività vulcanica ad Ischia è stata generalmente caratterizzata da
eruzioni non molto consistenti e a grande distanza di tempo. Dopo le eruzioni in
epoca greca e romana, l'ultima è avvenuta nel
1301 nel
settore orientale dell'isola con una breve colata (Arso) giunta fino al mare.
Geologia
Dal punto di vista geologico, l'isola di Ischia
ha carattere vulcanico, formatasi in seguito ad eruzioni diverse succedutesi nel
giro di circa 150.000 anni.
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Le parti più antiche dell'isola si
riconoscono nei bordi delle coste meridionali (Punta Imperatore, Capo Negro,
Punta Chiarito, Punta Sant'Angelo, Punta della Signora, Capo Grosso, Punta
San Pancrazio, Punta della Cannuccia, Monte di Vezzi, Scarrupata di Barano)
databili fra i 147.000 e i 100.000 anni fa (A.F.). Unica eccezione a
settentrione l'abbiamo in Monte Vico che rientra nelle stesse formazioni ed
epoche.
-
Si è avuta quindi nella parte centrale
dell'isola la formazione del Monte Epomeo, monte caratterizzato dai
tufi verdi,
risalente a ca. 55.000 A.F.
-
Seguono quindi verso S-O le formazioni di
Citara (33.000 A.F.), Scarrupo di Panza (tra 29.000 e 24.000 A.F.), Faro di
Punta Imperatore (19.000 A.F.) e Campotese.
-
Successivamente l'attività vulcanica si è
spostata a N-O, con i giganteschi effluvi di Zaro e Marecocco risalenti a
6.000 A.F., che, a ridosso di Lacco Ameno, delimitano la Valle di San
Montano.
-
Subito dopo (intorno al 5.000 A.F.), sul lato
opposto, a S-E, si è formato il Piano Liguori.
-
In epoca protostorica e storica ...
(continua)
Clima
La particolare formazione a cono dell'isola d'Ischia con
il Monte Epomeo al centro e la posizione geografica dell'isola nel
Mar Tirreno
centrale favoriscono un clima mite anche nei periodi invernali con frequenti
cambi climatici, a volte anche nella stessa giornata. La temperatura media in un
anno si attesta intorno ai 18ºC, in inverno la temperatura media più bassa è di
9°C, nei mesi caldi la temperatura media più alta è di 35°C; il mese più caldo è
agosto, il mese più freddo è
gennaio. I
venti predominanti variano in base alla stagione: in inverno sono il
libeccio, il
ponente-libeccio e lo
scirocco. I
venti predominanti in estate e primavera sono la
tramontana ed
il
grecale. Come i
venti anche l'umidità varia in base alla stagione: in inverno, in presenza di
libeccio e scirocco e quindi con piogge frequenti l'umidità media è del 63%,
tuttavia nelle giornate con venti dei quadranti settentrionali l'umidità si
riduce sensibilmente come anche in primavera.
L’origine del nome
I Greci chiamavano l'isola
"Pithekoussai".
Questo termine, secondo alcuni linguisti, significherebbe "isola delle scimmie"
(da pithekos, scimmia), in riferimento alla leggenda della presenza a
Ischia dei
Cercopi e della
loro trasformazione in scimmie; secondo studiosi più recenti, invece, "le
scimmie" sarebbero la popolazione
Osca locale che
i Greci trovarono, la quale essendo ancora molto primitiva e trovandosi per essi
in luoghi situati ai confini estremi del mondo allora conosciuto, non fu
riconosciuta nè considerata facente parte del genere umano.
Plinio il Vecchio
(Nat. Hist. 111, 6.82) ritiene invece che il nome sia non in relazione con le
scimmie (non a simiarum multitudine), ma derivi invece dai dolii (a
figlinis doliorum), in greco pythoi - termine che può collegarsi alle
fabbriche di anfore o genericamente di vasi di terracotta. Tale teoria
etimologica risulta, da un punto di vista archeologico, più convincente, in
considerazione della fiorente attività ceramica attestata nell'isola fin nelle
prime fasi della colonizzazione greca.
-
I
Romani
chiamavano l’isola "Aenaria" (da aenus, bronzo), in riferimento alle
attività metallurgiche che esistevano non solo in epoca greca a Pithecousae
(località Mazzola sopra
Lacco Ameno),
ma anche a Carta Romana, presso l'isolotto del Castello, in epoca romana. Il
poeta
Virgilio la
chiamava “Inarime” o “Arime”: il termine sarebbe da ricercarsi nell’Iliade
(II, 783), dove si narra la storia del ciclope
Tifeo che
fu incatenato “ein Arimois”.
Marziano Capella
seguì Virgilio nell’uso di questo nome che, in realtà, non entrò mai
nell’uso comune.
-
L'attuale nome appare invece per la
prima volta nella lettera inviata da
Papa Leone III
a
Carlo Magno
nell’813
(iscla, da insula che significa appunto isola). Alcuni
studiosi, infine, ricollegano il termine alla parola di origine semitica
I-schra, "isola nera" che in sè potrebbe anche essere accettabile se non
fosse che dal punto di vista geologico l'isola per i suoi prodotti vulcanici
appare soprattutto bianca, e dal punto di vista storico i
Fenici, pur
dominando il mare, su questi lidi non sono mai giunti.
STORIA
Antichità
La zona del Monte Vico era abitata sin dall’età
del bronzo, come attestano i reperti in
ceramica di età micenea e dell’età del ferro. I coloni greci dell’Eubea
arrivarono da Eretria e Chalkis nell’VIII secolo a.C. per stabilirvi un
emporio per il
commercio con gli
Etruschi della
terraferma. Grazie al suo ottimo porto, la colonia di
Pithecusa
fece fortuna
grazie al commercio del ferro con il resto dell’Italia; nel periodo di massimo
splendore contava circa 10.000 abitanti.
Nel 1953 l'archeologo e
studioso tedesco
Giorgio Buchner
scoprì in una tomba un manufatto in ceramica recante un’iscrizione, noto come “Coppa
di Nestore”.
Il
Nestoros in incipit richiama l’omonima coppa descritta nell’XI libro
dell’Iliade, tanto grande che occorrevano quattro persone per spostarla e tale
da porsi in netto contrasto con il piccolo skyphos dell’incisione. Datata
730 a.C.,
rappresenta il più antico riferimento scritto all’Iliade
nonché il più antico esempio di poesia Greca scritta su ceramica e può essere
considerata il primo precursore esistente dell’alfabeto
latino.
La prima colonia greca di terraferma,
Cuma, fu
fondata da coloni provenienti da Ischia che forse fuggivano l’attività vulcanica
dell’isola e probabilmente prese il nome dall'omonima città nella regione dell’Eubea.
Nel
474 a.C. il
tyrannos
Gerone I di Siracusa
corse in aiuto dei Cumani contro gli
Etruschi e li
sconfisse in mare. Occupò Ischia e le circostanti isole
partenopee e vi
stabilì un presidio a cui ordinò di costruire una fortezza su uno scoglio posto
di fronte l’isola di Vivara (che sarebbe diventata, in seguito, il
Castello Aragonese).I
romani conquistarono Ischia (e Napoli) nel
322 a.C..
L’era cristiana fino al
1500
Nel 6 d.C. l’imperatore
Augusto
restituì l’isola a Napoli in cambio di
Capri. Ischia
soffrì le invasioni
barbariche e fu
prima conquistata dagli
Eruli e
successivamente dagli
Ostrogoti per
essere infine annessa all’Impero
romano d’Oriente. I bizantini consegnarono
l’isola a Napoli nel
588 e nel
661 veniva
amministrata da un
conte
fiduciario del
duca di Napoli.
L’area fu devastata dai
Saraceni nell’813
e nell’847;
nel
1004 fu
occupata da
Enrico II di
Germania; il re
normanno
Ruggero II di Sicilia
la conquistò nel
1130; l’isola
fu saccheggiata dai
Pisani nel
1135 e nel
1137 e
successivamente passò nelle mani degli
Svevi e degli
Angioini. Dopo
i
Vespri siciliani
nel
1282, l’isola
partecipò alla rivolta riconoscendo come sovrano
Pietro III d'Aragona,
ma fu riconquistata dagli angioini l’anno seguente. Nel
1284 fu
riconquistata dalle truppe aragonesi e
Carlo II d'Angiò
non fu in grado di riottenerne il controllo fino al
1299.
Come conseguenza
dell’ultima eruzione verificatasi, la popolazione si rifugiò a Baia dove rimase
per 4 anni. Nel
1320
Roberto d'Angiò
e la moglie Sancia visitarono l’isola e furono ospitati da
Cesare Sterlich,
che dalla
Santa Sede era
stato mandato da
Carlo II a
governare l’isola nel
1306 e che
aveva, al tempo, quasi 100
anni.
Ischia soffrì molto del conflitto tra la casata degli
Angiò e quella
dei Durazzo. Fu assoggettata da
Carlo Durazzo
nel 1382, riconquistata da
Luigi II d'Angiò
nel 1385 e occupata nuovamente da
Ladislao di Durazzo
nel 1386; fu saccheggiata dalla flotta dell’Antipapa
Giovanni XXIII sotto il comando di Gaspare
Cossa nel 1410 solo per essere ripresa l’anno seguente da Ladislao. Nel 1422
Giovanna II d'Angiò
diede l’isola al figlio adottivo
Alfonso V d'Aragona
ma, quando questi cadde in disgrazia, la riprese con l’aiuto di
Genova nel
1424. nel 1438 Alfonso rioccupò il
castello,
cacciò tutti i cortigiani e lo proclamò
colonia del
Regno di Castiglia,
facendo sposare ai propri soldati le mogli e le figlie di quelli espulsi. Diede
l’avvio ai lavori di costruzione di un ponte che collegasse il castello al resto
dell’isola e scavò una grande galleria. Entrambi questi lavori sono visibili
ancora oggi. Nel 1442 diede l’isola a una delle sue favorite,
Lucrezia d’Alagno
che, una volta al potere, delegò il governo al genero,
Giovanni Torella.
Alla morte di Alfonso, nel 1458, restituirono l’isola alla casata angioina.
Ferdinando I di Napoli
diede ordine ad
Alessandro Sforza
di cacciare Torella dal castello e affidò l’isola, nel
1462, a
Garceraldo Requesens. Nel 1464, dopo una breve insurrezione a favore di Torella,
fu nominato governatore Marino
Caracciolo.
Nel febbraio 1495, con l’arrivo di
Carlo VIII,
Ferdinando II
approdò sull’isola e prese possesso del castello e, dopo aver ucciso il
castellano traditore Giusto di Candida con le sue stesse mani, lasciò il
controllo dell’isola a
Innico d'Avalos,
marchese di
Pescara e
Vasto, che
difese abilmente l’isola dalla flottiglia francese. Fernando e la sorella
Costanza, giunta assieme a lui, diedero origine alla dinastia D’Avalos che
avrebbe retto la signoria dell’isola nel corso del
XVI e
XVII secolo.
1500 - 1700
Durante tutto il quindicesimo secolo l’isola risentì delle
incursioni dei
pirati e delle
navi corsare
berbere – nel
1543 e nel
1544
Khayr al-Dīn,
detto il
Barbarossa,
mise l’isola a ferro e fuoco e fece 4.000 prigionieri. Nel
1548 e nel
1552 Ischia fu
assalita dal successore
Dragut Rais.
Grazie alla diminuzione degli attacchi, alla loro minore intensità e alla
costruzione di più efficaci mezzi difensivi, gli isolani cominciarono ad
avventurarsi al di fuori del castello: nasceva così il centro storico di Ischia
Ponte (allora conosciuto come Borgo di Celsa per i molti alberi di gelso che vi
si trovavano, necessari per l'allevamento dei
bachi da seta).
Nel
1647, durante
la rivoluzione di
Masaniello, ci
fu un tentativo di ribellione contro i ricchi possidenti terrieri feudali.
Dal diciottesimo secolo
a oggi
Con l’estinzione della famiglia D’Avalos nel
1729, l’isola
passò allo stato borbonico. Nel marzo
1734 fu presa
dai
Borboni e
amministrata da un governatore reale che risiedeva nel castello. L’isola si
ritrovò coinvolta nella
Repubblica di Napoli
nel marzo
1799, ma il
3 aprile il
commodoro Trowbridge – sotto il comando di
Lord Nelson –
sedò la rivolta a Ischia e nella vicina Procida. Per decreto del governatore
molti ribelli furono impiccati a Procida e in piazza Mercato a Napoli. Fra
questi vi era
Francesco Buonocore,
che aveva avuto il compito di amministrare l’isola dal generale francese
Jean Étienne Championnet.
Il
13 febbraio
1806 l’isola fu occupata dai francesi e il 24 fu attaccata senza successo dagli
inglesi.
Il
28 luglio
1883 un
violento terremoto che raggiunse l’ottavo grado della scala Mercalli distrusse i
villaggi di
Casamicciola Terme
e
Lacco Ameno,
provocando 2.333 morti e 706 feriti. Oggi Ischia è
un'apprezzata destinazione turistica che accoglie oltre 6 milioni di visitatori
l’anno, principalmente italiani e tedeschi (ci sono circa 5.000 tedeschi
residenti sull’isola).
Divisioni amministrative
Amministrativamente Ischia è divisa in sei diversi comuni:
Negli ultimi anni, tuttavia, è nato il progetto del
comune unico che prevede l'istituzione di un solo comune in luogo delle sei
amministrazioni attuali. Questo progetto ha portato alla fondazione, l'11
novembre
2001,
dell'Associazione per il Comune Unico.
Turismo
L’isola d’Ischia ha conosciuto un notevole sviluppo
economico a partire dalla fine degli anni ’50 grazie alla nascita dell’industria
del
turismo. Oltre
alla conformazione naturale e all’eredità storica che rende l’isola meta
privilegiata dei turisti, buona parte del suo successo è dipeso dalla presenza
di numerosissime
sorgenti
termali,
conosciute ed utilizzate fin dalle epoche più remote (ne danno testimonianza
numerosi scrittori
greci e
latini). Tali
sorgenti furono descritte e analizzate sistematicamente dal
medico ed
idrologo
calabrese
Giulio Iasolino,
che nel
1588 diede alle
stampe il De' rimedi naturali che sono nell'isola Pithaecusa, hoggi detta
Ischia che ad oggi rappresenta il primo trattato di
idrologia medica.
Attualmente più del 70% dei 289
alberghi ha
annesso lo stabilimento termale e ben 122 sono gli stabilimenti convenzionati
con il
Servizio Sanitario Nazionale (SSN).
La ricettività alberghiera ed extra-alberghiera è di circa 40 mila posti letto;
gli alberghi sono 289 e gli esercizi di fittacamera sono oltre 2 mila, pari ad
oltre un terzo dell'intera ricettività turistica della
Regione Campania.
Le presenze turistiche superano dal
1989 le 4
milioni di unità, di cui oltre il 60% straniere. Il
fatturato
diretto ed indotto supera i 250 milioni di euro annui, gli addetti al settore
turistico si aggirano sulle 6.000 unità.
Agricoltura e pesca
Altri settori economici preponderanti sono l’agricoltura
e la
pesca.
L’agricoltura è stata per anni la principale fonte di sostentamento, prima del
boom turistico, anche se oggi la maggior parte dei terreni è incolta a causa
della profonda crisi che si trascina da anni nel settore, dovuta sia al grande
sviluppo del turismo, che ha reso l’agricoltura un settore poco redditizio, sia
all’andamento altalenante dei prezzi dell’uva
e dei
vini. L’abitato
costiero per eccellenza, quello di
Forio, è sempre
stato soprattutto il principale distretto agrario. Il suolo, assai fertile,
permette colture variate: in primis la
vite, che dà
vini rinomati,
olivi e
agrumi, oltre
che
cereali,
castagni,
ortaggi e
frutta.
Tradizionalmente la
pesca e la
marineria sono
sempre state attività di minor rilievo, sebbene l'isola sia, specie sul versante
costiero settentrionale, ricca di approdi e spiagge. Il versante settentrionale,
le cui coste basse scendono dolcemente sotto il livello del
mare con
un'ampia piattaforma costiera, fino ai 200m., si apre su un tratto di mare
favorevole alla
pesca mentre le
coste orientali, prive di approdi, e soprattutto quelle meridionali, subito al
largo delle quali il mare raggiunge notevoli profondità (più di 500m), sono meno
favorite. Queste caratteristiche hanno fatto in modo che Ischia Ponte divenisse
nei secoli il centro peschereccio per eccellenza, in cui risiede poco più della
metà dei pescatori, mentre il resto è sparso negli altri centri, in primis
Forio, seguita
da Sant'Angelo, Testaccio e
Lacco Ameno. Il
periodo più favorevole per la pesca è quello estivo da maggio ad ottobre,
tuttavia parecchi pescatori abbandonano da giugno ad agosto le acque della
Campania,
migrando temporaneamente verso il pescoso medio ed alto
Tirreno. Alcune
limitazioni nella pesca si sono avute con l'istituzione, mediante la legge
394/91[4],
di un'area marina protetta denominata Regno di
Nettuno che
interessa i fondali marini prospicienti le isole di
Procida,
Vivara e
Ischia.
Collegamenti marittimi
Per giungere all'isola d'Ischia si arriva in auto, treno o
aereo nella città di
Napoli e da qui
ci si imbarca su nave traghetto o aliscafo da uno dei tre porti (Napoli,
Mergellina,
Pozzuoli). I
collegamenti marittimi tra Ischia ed il continente avvengono tra i tre porti
dell'isola (porto d'Ischia, porto di
Casamicciola e
porto di Forio) ed i porti di Napoli-Beverello,
Pozzuoli, e Napoli-Mergellina (nel periodo estivo funziona anche il collegamento
aliscafi tra Napoli Mergellina e Forio d'Ischia). Mediamente il tratto di mare
da coprire è di 14 miglia con la punta massima di 18 miglia per la tratta
Ischia-Napoli; il tempo medio di navigazione è di 90 minuti con nave traghetto e
di 40 minuti con aliscafo o nave veloce. Per disciplinare il traffico dei
veicoli durante i mesi estivi è in vigore una specifica ordinanza del Prefetto
che vieta lo sbarco sull'isola di moto ed autoveicoli ai residenti in Campania.