Il patrimonio
culturale ed ambientale in Campania: una gestione integrata delle risorse
turistiche
Nelle dinamiche
globali in atto ogni sistema locale fonda la propria competitività territoriale
sull’insieme vario e complesso delle internalità che definiscono l’originalità e
l‘identità dei luoghi. Le componenti naturali e culturali, interagendo in una
dimensione sia spaziale che temporale, configurano una struttura flessibile ed
incoerente le cui progressive sedimentazioni riemergono, interagiscono, si
integrano ogni volta in modo eterogeneo e innovativo a seconda delle aspirazioni
e delle percezioni di ciascuna collettività. In tal prospettiva il background
culturale di un ambito locale non è considerato come semplice stratificazione di
strutture il cui ruolo è compreso e compresso tra precisi limiti temporali, ma
come insieme di forme in grado di riacquisire funzionalità e arricchirsi di
significati al di là degli scopi ben precisi che ne determinarono l’origine. La
capacità degli insiders di comprendere e ridefinire i ruoli di un patrimonio
diffuso e variegato rappresenta di per sé un vantaggio competitivo; in tali casi
l’immagine del sistema territoriale di appartenenza viene rimodellata a partire
dalle risorse endogene, dalle vocazioni locali che costituiscono il “genius
loci”.
Analizzare le potenzialità di
un sistema territoriale in relazione alle matrici identitarie significa
promuovere una progettualità in grado di dirigere ed orientare il cambiamento,
di porsi quale esperienza trainante che permetta al proprio ambito di inserirsi
in modo consapevole e originale nella rete delle relazioni globali. Un sistema
territoriale può infatti interagire a scale diverse senza fermarsi al ristretto
contesto regionale, senza tener conto di consolidate gerarchie funzionali; il
potere destrutturante di una rete così liberamente interconnessa costituisce,
però, un limite per quei sistemi che non risultano particolarmente coesi al loro
interno e che rischiano di sfaldarsi per la presenza di forze centrifughe e per
la mancanza di soggetti in grado di convogliare risorse materiali ed immateriali
in un organico piano di sviluppo.
La
Campania costituisce un territorio dalle forti valenze paesaggistiche e
storico-culturali.
Beni culturali ed
ambientali costituiscono un sistema
unitario: molti centri campani sia rurali che costieri perderebbero gran parte
del loro fascino se non fossero inseriti in un "contesto naturale" così
suggestivo. Di rimando le sedi umane, arroccate sulle colline appenniniche
dell'interno o distese lungo la fascia costiera, testimoniano un equilibrato
rapporto tra uomo e natura, un utilizzo appropriato delle risorse, qualora non
siano interessati da speculazione edilizia e attività produttive poco
compatibili con i contesti locali. Tale
rapporto tra centri e
territorio, tra natura e cultura si
riscontrano nelle piante, riflesso delle situazioni politiche e delle
dominazioni succedutesi in Campania, e negli edifici, che testimoniano nelle
forme funzioni e attività produttive svolte dalle comunità locali. Anche la
divisione del suolo agricolo è concreta testimonianza di complesse vicende
giuridiche e agrarie (bonifiche,
latifondi, parcellizzazione, centuriazione, etc…).
Un paesaggio così costituito non può non essere considerato un " bene culturale
complesso" in quanto lì dove l'intervento dell'uomo non abbia stravolto
completamente i tratti ed i simboli dell'identità, si leggono gli apporti
culturali, le stratificazioni storiche e le valenze ambientali.
E' normale che tale patrimonio debba essere
valorizzato per incrementare un settore che, da più decenni, è considerato
prioritario per il rilancio dell'occupazione e dell'economia campana. Ma quale
turismo ha contraddistinto il nostro territorio? Nonostante si riveli un certo
rispetto per l'area costiera della penisola sorrentina e per alcuni punti in cui
la funzione turistica assume valenza internazionale, le coste sono soggette ad
un turismo balneare di massa che, pur producendo ricchezza nel breve tempo, non
preserva le risorse ambientali e culturali, anzi le deturpa ed impone una
pressione a volte insostenibile. E' il caso del Litorale Domizio, soggetto a
partire dagli anni Ottanta, ad una speculazione edilizia senza precedenti: i
"centri" sorti lungo la costa rivestono una certa importanza solo nel periodo
estivo, mentre nel corso dell'anno sono assolutamente privi di funzioni (le
abitazioni costituiscono quasi esclusivamente "seconde residenze" che hanno, con
il loro carico di
scarichi fognari
e la distruzione della pineta, alterato profondamente gli equilibri
preesistenti). Fenomeno analogo ma di proporzione più contenuta si riscontra
anche nella costa che da Salerno si spinge fino ad Agropoli. Un turismo
compatibile e non distruttivo necessita di un'accurata pianificazione e non può
ridursi ad interventi improvvisati di soggetti locali poco competenti in
materia.
Una forma di turismo ecocompatibile è rappresentato dal turismo verde che, a
differenza di quello balneare rappresenta un fenomeno recente e sicuramente più
elitario.
Per le aree interne della Campania può rivelarsi
un'opportunità da realizzare attraverso la creazione di circuiti integrati che
mirino al riequilibrio dei flussi turistici regionali. A tal scopo il
Parco del Cilento,
integrando in un'unica struttura comuni costieri ed interni, mira ad
un'integrazione di beni culturali e paesaggistici afferenti a territori diversi
per struttura demografica, economica, culturale. I centri interni, al pari di
quelli costieri, sono ricchi di storia di cultura e spesso sono inseriti in
contesti ambientali di indubbio valore . Non a caso in virtù di tale
integrazione tra valenze culturali ed ambientali il Cilento è stato considerato
dall'UNESCO come "bene culturale misto".
In Campania è necessaria un'attenta pianificazione dello sviluppo turistico:
bisogna puntare su un turismo culturale che salvi i caratteri e le peculiarità
di ogni centro, adottando un'accezione più varia e complessa di bene culturale.
In tale ottica anche attività minori, centri storici, complessi rurali diventano
oggetto di valorizzazione e perno su cui impostare la riqualificazione di aree
attualmente marginali.
Sulla base di questi principi ogni sistema
territoriale campano potrà inserirsi nelle dinamiche globali, senza per questo
rinunciare alla propria dimensione culturale e all'unicità ed originalità di cui
è portatore. Lo sviluppo dovrà partire dalla scala locale per convergere ed
integrarsi nella dimensione globale
L'identità, entità astratta, difficilmente sintetizzabile concettualmente, si
concretizza, trova un corrispettivo materiale ed oggettivo nel "milieu locale"
che permea di sé ogni sistema. In questo modo la globalizzazione si trasforma da
organizzazione gerarchica dei rapporti tra aree geografiche e culturali in rete
policentrica in cui è possibile per ogni soggetto territoriale sia ricevere che
inviare "input" di varia natura e non limitarsi ad accettare passivamente gli
stimoli provenienti dall’esterno. Tutto ciò richiede che le organizzazioni
politiche di livello superiore indichino solo le linee essenziali, le regole, le
coordinate entro cui è soggetti locali possano muoversi liberamente, secondo le
proprie aspirazioni, in vista di uno sviluppo non solo concernente la sfera
economica, ma anche quella culturale e sociale. Solo così ogni sistema
territoriale potrà definirsi sistema territoriale sostenibile..
Le emergenze storiche, artistiche, naturali, archeologiche presenti nei centri e
nei diversi sistemi territoriali costituiscono l'insieme dei beni culturali ed
ambientali la cui valorizzazione e rifunzionalizzazione si pone come elemento
essenziale nei processi di riqualificazione territoriale alla scala regionale.
Nella gestione del territorio la questione "ambiente" ha, inoltre, assunto uno
straordinario valore; il contesto ambientale non è considerato, come in passato,
un semplice sfondo delle attività umane ma si rivela centrale per l'inserimento
di funzioni ecocompatibili in linea con le specificità locali, capaci di
promuovere un reale sviluppo, solida riappropriazione di luoghi ed emergenze
essenziali per la persistenza dei legami identitari. Ogni bene ha un valore non
solo come testimonianza storico-artistica ma anche per gli indotti che una sua
corretta utilizzazione può generare. Per questo non è opportuno adottare un
regime vincolistico che trasformi i beni culturali da opportunità in vincolo per
le politiche di sviluppo.
Un progetto di
educazione ambientale
deve puntare anche alla comprensione del nuovo concetto di bene culturale
attraverso visite concrete. E' necessario far comprendere quali sono i beni
culturali campani perché si possano leggere e interpretare anche le realtà
considerate impropriamente "minori".
Il concetto di "paesaggio culturale" si pone, infatti, come un acquisizione
necessaria in qualsiasi esperienza formativa in materia ambientale dal momento
che, col termine "ambiente",
ci riferiamo ad una realtà complessa, prodotto di interazione ed integrazione
tra uomo e natura.
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