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ECOLOGIA
(dal greco oikos=casa e logos=discorso, trattazione, studio)
Come conoscenza dell’ambiente naturale, l’ecologia ha sempre
rivestito un ruolo fondamentale nella vita dell’uomo, sin
dalle società primitive.
Le conquiste tecnologiche ci fanno sentire sempre meno
dipendenti dall’ambiente naturale per le nostre necessità
quotidiane ma l’energia, i materiali, i processi
fondamentali di mantenimento della vita come i cicli dell’
acqua e dell’aria si basano, oggi come sempre, su equilibri
degli ambienti naturali.
L ecologia, come tutte le scienze, ha conosciuto uno
sviluppo graduale, anche se discontinuo.
Aristotele, Ippocrate, Plutarco sono solo alcuni tra i
filosofi greci che si sono occupati di temi ecologici.
Il termine Ecologia è però, molto recente: il primo a
proporlo, su basi scientifiche, è stato un biologo tedesco,
Ernst Haeckel, nel 1869.
La prima drastica distinzione effettuata tra Ecologia
Animale ed Ecologia Vegetale è stata superata negli anni,
qrazie agli studi effettuati sulle comunità biologiche,
sulle catene alimentari, sulle reti trofiche. Questi studi
hanno contribuito a stabilire le basi teoriche dell’Ecologia
Generale.
Prima degli anni 70 l’Ecoloqia era considerata una branca
della Biologia. Oggi, nonostante le sue radici fondamentali
siano ancora, ovviamente, da ricercarsi nella Biologia,
l’Ecologia viene riconosciuta come una nuova disciplina,
basata su processi chìmico-fisici, biologici, sociali.
Per noi l’Ecologia è lo studio delle
relazioni che intercorrono tra gli organismi e il loro
ambiente.
Le due branche in cui si suddivide l’Ecologia ne distinguono
gli indirizzi:
1.
l’AUTOECOLOGIA: studia i rapporti fra
l’individuo ed i fenomeni ambientali di tipo fisico
energetico;
2.
SINECOLOGIA: si
interessa degli aggregati degli individui nei loro rapporti
con altre società di specie o popolazioni differenti,
rappresentando essenzialmente la sociologia biologica.
FATTORI ECOLOGICI
Fattori edafici e pedologici.
Fattori climatici (temperatura, precipitazioni, venti,
luce).
Fattori bioticì (interazioni).
Fattori topografici (altitudine, esposizione).
Agiscono su tutti gli ecosistemi, modificandone la struttura
e composizione.
Luce, temperatura, acqua, ossigeno, sali minerali sono
fattori ecologici importanti sulla terraferma. Luce,
temperatura, salinità, pressione, ossigeno, sali minerali
sono fattori ecologici importanti in ambienti acquatici.
In base al grado di tolleranza, una serie di termini che
usano il prefisso steno—, nel significato di “stretto” ed
euri—, nel significato di “ampio” , sono divenuti usuali in
ecologia:
stenotermo — eritermo (temperatura)
stenoidrico — euriidrico(acqua)
stenoalino — eurialino(salinità)
stenofago — eurifago (cibo)
stenobato — euribato (pressione)
stenoecio — euriecio (habitat)
In una specie stenoecia (in questo caso stenoterma) il
minimo, l’optimum e il massimo sono molto vicini. Quindi, un
modesto cambiamento di temperatura (che per una specie
euriterma avrebbe un minimo effetto) si rivela spesso
critico. L’evoluzione di stretti intervalli di tolleranza
potrebbe essere considerata una forma di specializzazione,
che si risolve in una maggiore efficienza a spese
dell’adattabilità e contribuisce ad incrementare la
diversità della comunità nel suo insieme.
HABITAT
L’habitat di un organismo è l’ambiente naturale in cui esso
normalmente vive
Si è detto in precedenza che lo spazio fisico nel quale vive
una biocenosi costituisce il biòtopo; l’habitat è quindi la
somma dei biòtopi in cui un organismo può vivere in quanto
possiede tutti i requisiti necessari alla vita dello stesso.
Ogni habitat è caratterizzato dai suoi particolari aspetti
fisici e chimici, e dalla struttura della vegetazione. Così,
ad esempio, l’habitat dell’aquila reale sono le zone
montagnose poste al di là del limite degli alberi sotto il
livello delle nevi perenni, il koala vive esclusivamente
nell’habitat costituito dalle foreste di eucalìpto
dell’Australi orientale, l’habitat del castoro di montagna è
costituito da fitti boschi in prossimità dell’acqua, gli
scoiattoli hanno un habitat arboreo, le talpe un habitat
sotterraneo.
La POPOLAZIONE è un gruppo di organismi della stessa specie
(individui che possono potenzialmente incrociarsi fra di
loro producendo progenie fertile e pertanto possiedono un
patrimonio genetico comune) che occupano lo stesso spazio
nello stesso periodo di tempo (interagiscono fra loro nello
spazio e nel tempo), condividono uno stesso ruolo funzionale
(ossia una medesima nicchia ecologica) e reagiscono in modo
simile allo stimolo dei fattori ambientali; formano un
sistema biologico dotato di propri meccanismi di controllo.
Una COMUNITA è un’associazione di popolazioni di specie
diverse che hanno lo stesso habitat, legate tra loro,
direttamente o indirettamente, attraverso una varietà di
interazioni. Caratteristiche di una comunità sono la
diversità biologica, vale a dire il numero delle specie che
vivono in un dato habitat. il numero di individui di
ciascuna specie (abbondanza relativa) e la loro dispersione
nell’habitat. Queste caratteristìche sono influenzate
dall’azione combinata di vari fattori:
— la piovosità, la temperatura, la composizione del suolo e
altre caratteristiche geochimiche e climatiche dell’habitat;
— il tipo e la quantità di cibo e di altre risorse
disponibili;
- gli adattamenti anatomici, fisiologici e comportamentaii,
grazie ai quali i componenti di una specie sono in grado di
sfruttare determinate risorse;
- le interazioni tra le diverse specie presenti
nell’habitat.
NICCHIA ECOLOGICA
In un dato habitat ogni specie occupa una sua nicchia
ecologica, che non è semplicemente un luogo ma un modo di
vita, un ruolo, e comprende tutte le condizioni fisiche,
chimiche e biologiche di cui la specie necessita per vivere
e riprodursi (luce, anidride carbonica, ossigeno acqua e
sostanze nutritive, temperatura, tipo di cibo, predatori,
specie che competono per le stesse risorse).
Le specie, in genere, occupano nicchie tanto più diverse
quanto più diverse sono le loro abitudini alimentari e ciò
perché in questo modo viene a mancare un importante fattore
di competizione.
Vi sono specie chiamate specìaliste e altre generaliste. Le
prime hanno nicchie limitate, possono vivere in un solo tipo
di habitat, si nutrono di un solo tipo di cibo e sono molto
sensibili alle variazioni dei fattori ambientah e climatici.
Ne sono esempio il panda gigante della Cina e il koala
australiano, che si alimentano esclusivamente di piante di
bambù ed eucalipto rispettivamente. Sulle Alpi stenofagi
sono il capriolo, la donnola, l’ermellino.
I generalisti sono gli organismi che hanno nicchie ampie e
grande capacità di adattamento. Sono specie generaliste le
mosche, gli scarafaggi, i ratti, gli esseri umani. Negli
ambienti in cui le condizioni si mantengono costanti nel
tempo, come le foreste pluviali, sono avvantaggiati gli
specialisti mentre i generaltsti, essendo più adattabili
sono favoriti negli ambienti soggetti a repentini
cambiamenti. Eurifagi alpini sono la martora, la faina, il
tasso, la volpe.
Talora una specie occupa, nei diversi stadi della sua vita,
nicchie diverse; basti ricordare, ad esempio i numerosi
stadi larvali degli insetti che si sviluppano attraverso la
metamorfosi. Inoltre la stessa specie può occupare nicchie
diverse in regioni diverse.
Spesso un organismo riveste più di un ruolo
entro la comunità. Per esempio la tartaruga azzannatrice è
un predatore di giovani tartarughe acquatiche, ma è anche un
saprofago: si ciba cioè, di resti di animali morti che non
ha ucciso.
La nicchia ecologica è un ipervolume, dove ogni dimensione
rappresenta una variabile ambientale è uno spazio ecologico
a n dimensioni (Hutchinson).
L'Unità funzionale di base dell'Ecologia è
L'ECOSISTEMA (Tansley, 1955)
BIOTOPO (spazio fisico inanimato in cui vive una biocenosi)
e
BIOCENOSI(insieme di tutti gli organismi viventi che
coabitano in un biòtopo)
ricevono energia termica dal sole e si scambiano materia ed
energia tra loro, influenzandosi reciprocamente.
Un ECOSISTEMA è reso funzionale da:
1.
una comunità
2.
un flusso di energia
3.
un ciclo di materiali
Gli ecosistemi sono contigui ed il passaggio dall'uno
all'altro avviene in modo più o meno graduale.
Queste zone di transizione più o meno estese sono chiamate
ECOTONI.
Negli ecotoni la fauna è più ricca in quanto le specie
provengono dalle biocenosi adiacenti e si possono mescolare.
Questo processo viene anche definito effetto margine.
Gli ecosistemi possono essere di dimensioni variabili e si
caratterizzano per la loro struttura, il funzionamento e la
storia.
Inoltre ecosistemi diversi contigui interagiscono tra di
loro attraverso scambi di materia e energia.
Ecosistema può essere definito un lago, un corso d'acqua,
una prateria, un bosco, ma anche un singolo albero o una
foglia.
In alcuni casi si possono definire abbastanza esattamente le
dimensioni di un ecosistema, mentre altre volte non è
possibile definire i confini.
Essi si suddividono in:
1.
Microsistemi (ad
esempio un tronco di albero morto)
2.
Mesosistemi (foresta,
stagno, etc.)
3.
Macrosistemi (oceano)
I vegetali sono la componente più immediata
per la classificazione degli ecosistemi, in quanto
conferiscono al paesaggio l'aspetto caratteristico (ad
eccezione delle zone afotiche di oceani e laghi e
dell'ambiente sotterraneo)
EVOLUZIONE DI UN ECOSISTEMA
La maggior parte degli ecosistemi si sono formati con una
lunga evoluzione dovuta a processi di adattamento tra specie
e clima e sono anche in grado di autoregolarsi e resistere a
repentine variazioni dell'ambiente esterno.
L'evoluzione ecosistemica culmina con una fase detta CLIMAX
per raggiungere la quale si succedono una serie di passaggi
graduali (stati serali).
Lo stadio finale CLIMAX, dinamicamenter stabile, persiste
finché non intervengano grosse perturbazioni esterne.
Climax climatico: la comunità è in equilibrio stabile con le
condizioni generali del clima regionale (si autoperpetua)
Climax edafico: stadi stazionari modificati, in equilibrio
con le particolari condizioni locali del suolo.
DISCLIMAX: ecosistema al quale non si permette di
raggiungere il CLIMAX, perchè l'uomo lo mantiene in
disequilibrio (superpascolo, campo coltivato)
|
Caratteristica
Dimensione delle piante
Diversità di specie
Struttura trofica
Nicchie ecologiche
Organizzazione della comunità
(numero di interconnessioni)
Strategie riproduttive
Funzioni dell'ecosistema
Catene e reti alimentari
Efficienza del riciclo dei nutrienti
Efficienza dell'uso dell'energia
Resistenza
Resistenza |
Ecosistema immaturo
Piccole
Bassa
Prevalenza di produttori
pochi decompositori
Poche e meno specializzate
Basso
Prevalenza specie r strategiche
(numero di interconnessioni)
Semplici, prevalenza di livelli
piante-erbivori con pochi decompositori
Bassa
Bassa
Bassa
Bassa |
Ecosistema maturo
Grandi
Alta
Insieme di produttori, consumatori,
decompositori
Molte e più specializzate
Alto
Prevalenza specie k-strategiche
Complesse, dominate dai decompositori
Alta
Alta
Alta
Alta |
CATENA ALIMENTARE
In tutti gli ecosistemi naturali la fonte di energia
primaria è il sole. La maggior parte di questa energia viene
persa sotto forma di calore, mentre una piccolissima parte
viene utilizzata nella fotosintesi, come primo
gradino della catena alimentare. PRODUTTORI AUTOTR0FI:
veqetali che, tramite il processo di fotosintesi
clorofilliana sono grado di sintetizzare la materia organica
partendo da sostanze inorganiche, utilizzando la luce solare
come fonte di energia: 12 H20 + 6 C02
= C6H1206 + 6 02 + 6H20
CONSUMATORI (ETER0TR0FI): animali erbivori (consumatori
primari) e carnivori (consumatori secondari, terziari etc.)
che si nutrono di altri organismi viventi.
DECOMPOSITORI (Saprofiti): eterotrofi (principalmente
batteri, protozoi, funghi) che ottengono la loro energia sia
demolendo tessuti organici morti, sia assorbendo materia
organica disciolta. Rimettono in circolazione la materia
organica.
Gli scambi energetici tra produttori e consumatori
costituiscono la catena alimentare.
I decompositori (saprofagi) si nutrono dei prodotti di
rifiuto e dei tessuti degli organismi (sostanza organica:
proteine, lìpidi carboidrati etc.); decomponendoli
contribuiscono a restituire al terreno le sostanze
inorganiche ( C, N, P, CO2, H2O etc.) assorbita dai
produttori.
Le catene alimentari sono numerose, in quanto diversi
consumatori si nutrono di più tipi di cibo. Gli animali che
appartengono a più di una catena alimentare collegano una
catena all’ altra formando una rete alimentare. Più questa è
fitta più vi è perdita di energia. Visto che ad ogni
passaggio si consuma energia è necessario un suo continuo
rifornimento. Ciò e continuamente possibile grazie al Sole.
In una catena alimentare naturale la quantità di energia
diminuisce da un livello all’altro, ma la sua qualità, cioè
la capacità di compiere un lavoro, aumenta. Lo sviluppo
quantitativo e qualitativo degli organismi viventi è
fortemente condizionato dai fattori ambientali.
Nonostante questa complicazione, si tenta di inquadrare ogni
specie ad un livello trofico, prendendo in considerazione il
ruolo ecologico prevalente. Questa suddivisione ci permette
di quantificare il flusso dì energia e di materia
all’interno dì un ecosistema rappresentato, oltre che dalle
catene alimentari, attraverso le PIRAMIDI ECOLOGICHE, che
sono una raffigurazione grafica delle biocenosì presenti
nell’ecosistema (Fig. 3). Le piramidi ecologiche vengono
rappresentate con dei rettangoli orizzontali di lunghezza
variabile dal basso verso l’alto, disposti uno sopra
all’altro, rappresentanti un flusso di energia decrescente.
Ogni rettangolo rappresenta il numero di individui di tutte
le specie (piramidi dei numeri), oppure la biomassa
(piramidi di biomassa) cioè il peso di tutti gli individui
dello stesso livello trofico. La rappresentazione grafica ha
di solito un andamento a piramide poiché passando da un
livello all’altro si ha una dirninuzione del numero di
organismi.
Curva di crescita a J (esponenziale), non c’è equilibrio: la
densità fluttua in dipendenza della limitatezza delle
risorse, dei fattori fisicì, delle interazioni con altre
specie (la crescita è interrotta da un improvviso effetto
limitante prima che intervenga quello autolimitante).
dN/dt=rN (accrescimento geometrico)
Curva di crescita a “S” (logistica, sigmoide): si verifica
un’azione sempre più accentuata di fattori nocivi
(resistenza ambientale) all’aumentare della densità di
popolazione (effetto autolìmitante),
dN/dt = rN (K — N)/K (logistico)
RIPARTIZIONE ED OTTIMIZZAZIONE DELL’ENERGIA
In un ambiente scarsamente affollato o mutevole (soggetto a
uragani. stress etc.) le pressioni selettive favoriscono
specie con elevato potenziale riproduttivo
(Specie r—strateghe ) alta resilienza, bassa resistenza
In un ambiente affollato o fisicamente stabile le pressioni
selettive favoriscono specie con basso potenziale
riproduttivo ma elevate possibilà di utilizzo delle risorse
(Specie K—strateghe) alta resistenza, bassa resilienza
I fattori che fanno fluttuare le popolazioni agiscono sui
tassi di riproduzione o di mortalità.
E’ possibile distinguere tra fattori estrinseci (cioè che
operano sulla popolazione dall’esterno) e intrinseci (che
insorgono all’interno della popolazione).
Tra i più importanti ttori estrinseci troviamo l’effetto dei
predatori, la disponibilità di risorse, la competizione con
altre specie (interspecifica), le condizioni climatiche.
I fattori intrinseci più importanti Comprendono la
competizione intraspecifica. la dispersione degli individui
verso altre aree, etc. Alcuni di questi processi sono
dipendenti dalla densità e sono proprio questi i principali
agenti che regolano la dimensione della popolazione,
inibendo l’ulteriore incremento di popolazioni numerose e
promuovendo la crescita di quelle piccole.
Qualsiasi forma di competizione intraspecifica opererà in un
modo dipendente dalla densità limitando la crescita della
popolazione. I fattori di tipo competitivo si manifestano
solo in caso di limitatezza delle risorse e man mano che
cresce la densità di popolazione per unità di risorsa cresce
anche la mortalità.
Se due o più specie hanno delle richieste ecologiche
identiche non saranno in grado di esistere
contemporaneamente. Quindi se due o più specie coesistono
nello stesso habitat evidentemente occuperanno nicchie
ecologiche più o meno distinte.
Anche con la separazione nel tempo può essere evitata la
competizione interspecifica, due specie di animali possono
cioè convivere nello stesso habitat, avendo ritmi di
attività differenti.
Charles Darwin e l’origine della specie (1859)
(mutazione genetica + selezione naturale = Evoluzione)
“La selezione naturale agisce esclusivamente per mezzo della
conservazione ed accumulazione delle variazioni che sono
utili nelle condizioni organiche e inoiganiche alle quali
ciascuna creatura è esposta in tutti i periodi della vita.
Il risultato ultimo è che ciascuna creatura tende a dA~rnire
sempre più migliorata in relazione alle sue condizioni.
Questo miglioramento lnevitabilmente conduce ad un graduale
progresso delle organizzazione del più grande numero di
esseri viventi nel mondo”
Metafricamente può dirsi che la selezione naturale va
scrutando ogni giorno e ogni ora pel mondo intero ciascuna
variazione anche minima: rigettando ciò che è cattivo,
conservando e accumulando tuffo ciò che è buono: essa lavora
insensibilmente e silenziosamente in tutti i luoghi e sempre
quando si presenti l’opportunità, al perfezionamento di ogni
essere organizzato in relazione alle sue condizioni di vita
organiche ed inorganiche.
Nulla noi scorgiamo di codeste lente e progressive
trassformazioni fino a che la mano del tempo abbia segnato
il lungo corso delle epoche; le nostre cognizioni poi
relative alle età geologiche, da lungo tempo trascone sono
sì imperfette che noi accorgiamo solo che le odierne forme
viventi sono differenti da quelle d’un tempo.
Il concetto di adattamento è strettamente correlato a quello
di SELEZIONE NATURALE poiché le variazioni cbe favoriscono
la sopravvivenza di un individuo in competizione con altri
organismi e di fronte ad una pressione ambientale, tendono
ad aumentarne il successo riproduttivo (fitness) ed essere
così conservate.
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GLI ADATTAMENTI
Si distinguono sostanzialmente tre tipi di adattamenti:
morfologico, fisiologico, comportamentali.
Gli adattamenti morfologici riguardano la forma e la
struttura degli organismi.
La forma e la robustezza del becco del picchio, adatto
per forare la corteccia degli alberi, sono un valido
esempio di adattamento morfologico.
Gli adattamenti fisiologici riguardano il metabolismo.
Un esempio di questo tipo di adattamento è la presenza
nel sangue dei pesci che vivono nei mari polari di
particolari proteine “antigelo” che abbassano la
temperatura di congelamento.
Gli adattamenti comportamentali sono particolari
comportamenti degli organismi in risposta a determinati
stimoli ambientali. La fedeltà all’uomo del cane è un
adattamento dettato dalla necessità di procurarsi cibo e
rifugio.
L’adattamento è molto spesso un compromesso tra esigenze
diverse e l’evoluzione può essere paragonata a un
bricoleaur che debba continuamente fare compromessi per
trovare la soluzione migliore in una determinata
situazione.
L’adattamento è inoltre un concetto relativo: una lepre
che corre più veloce lascerà più discendenti solamente
se il problema principale da risolvere è quello di
sfuggire ai predatori. Se il problema è invece di dover
resistere a una malattia, la lepre più adattata sarà
quella che presenta la resistenza contro quella
specifica malattia.
Tuttavia è bene ricordare che alcuni cambiamenti
evolutivi sono del tutto casuali e che non è corretto
cercare una spiegazione adattativa per tutti i fenomeni
biologici.
Gli adattamenti possono essere attuati durante lo
sviluppo o essese geneticamente determinati ed
immodificabili (adattamenti genotipici oppure possono
evolvere durante la vita dell’individuo (adattamenti
fenotipici o acclimatazione) . L’acclimatazione può
essere realizzata in un periodo limitato della vita e
può recedere se lo stress fisiologico è rimosso.
MODELLI DI EVOLUZIONE
Si distinguono tre modelli di evoluzione:
evoluzione convergente, evoluzione divergente ed
evoluzione parallela.
Per evoluzione convergente si intende il fenomeno dello
sviluppo, in organismi che vivono in condizioni
ambientali simili ma senza alcuna parentela evolutiva,
di strutture simili dal punto di vista funzionale.
L’evoluzione convergente produce strutture analoghe,
ovvero strutture che hanno funzione simile, ma diversa
origine evolutiva.
Il topolino delle piramidi che vive in Egitto e quello
dei deserti del Nuovo Messico hanno entrambi le zampe
modellate allo steso modo, adatte a saltare sulla sabbia
che è la caratteristica comune degli ambienti in cui
questi animali vivono.
Sia i cactus che le euforbie, piante diverse che vivono
in ambienti aridi, possiedono spine carnose e tessuti in
grado di accumulare acqua.
Molti mammiferi che si sono adattati alla vita marina,
come i cetacei e i delfini, hanno assunto le
caratteristiche dei pesci.
L’evoluzione divevergente consiste nello sviluppo di
caratteristiche diverse in due (o più) ppopolazioni che
condividono un antenato comune. L’evoluzione divergente
può portare alla formazione di varietà diverse della
stessa specie, adattate alle specifiche condizioni
ambientali in cui vivono, oppure se agisce
sufficientemente a lungo alla nascita di specie nuove.
Pur essendo entrambi mammiferi appartenenti all’ordne
dei carnivori, le foche e i gatti hanno un aspetto
radicalmente diverso perchè vivono in ambienti
differenti e si sono quindi adattati a diverse pressioni
selettive nel corso della loro evoluzione.
L’evoluzione parallela è il processo per cui specie
imparentate evolvono in modo simile per lunghi periodi
di tempo, perchè sottoposte alle stesse pressioni
selettive.
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