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| Museo Archeologico Provinciale |
Il “Museo Archeologico Provinciale di Salerno” fu istituito nel 1927,
e dal novembre
1964 ha
sede nel complesso di San
Benedetto, a sua volta ritenuto uno dei monumenti più importanti della
città. L’istituzione ospita numerosissimi reperti storici provenienti
da tutta la provincia ed organizzati secondo una disposizione cronologica
che, partendo dalla preistoria, arriva fino alla tarda età imperiale
romana.Il lapidario raccoglie alcuni reperti propri di questo periodo, da
ricordare sono principalmente un sarcofago di marmo, i cui bassorilievi
simboleggiano l’antica ricchezza della città di Salerno, e alcune
statue tra cui una Venere che molto ricorda la famosa Venere di Prassitele
(Primo nudo femminile dell’arte greca. Prassitele rappresenta la dea
nell’atto di uscire dall’acqua e di raccogliere un panno collocato su
di un’anfora.). Internamente, al primo piano, sono esposti reperti
archeologici risalenti al Paleolitico, come armi in selce o piccoli
manufatti (provenienti da Palinuro e dalle grotte di Polla e di Pertosa)
ed altri resti che testimoniano due importanti correnti culturali della prima età del Ferro:la cultura
delle tombe a fossa”, che, come suggerisce lo stesso
nome, prevede la sepoltura in fosse scavate nella terra, e quella
“villanoviana” che stabilisce la cremazione del defunto. In questo
caso i resti erano riposti in un’urna cineraria, coperta da una ciotola
(per le donne) o da un elmo (per gli uomini). Posizione di rilievo merita
sicuramente la “tomba di Roscigno” databile intorno al V – IV sec.
a.C.. Quest’ultima, scoperta nel
1938 a
“Monte Pruno”, presenta uno
splendido corredo, per la cui ricchezza, fu detta “principesca”. Il
materiale ritrovato consiste, in effetti, in oggetti di metallo o di
ceramica. Tra i primi ricordiamo una rosetta e due pendagli d’oro,
frammenti di una corona ed un Kantharos d’argento, e, reperto
principale, un candelabro bronzeo con cimasa decorata da un gruppo formato
da un guerriero ed una figura muliebre. Nel corredo, di grande importanza,
sono anche una “nestoris bronzea”, unica eseguita in questo materiale,
e tre strigili, segno evidente dell’appartenenza della tomba ad
un’atleta.Fra gli oggetti di ceramica, invece, occupano una posizione di
spicco due oinochoe trilobate con fondo nero a figure rosseuna
raffigurante Zeus con Era ed una Nike, e l’altra, Dioniso ed un satiro)
ed un Rhyton con forma di testa di montone.Quasi contemporanea è la tomba
ritrovata ad Oliveto Citra e che presenta lo scheletro stesso del defunto
con il suo arredo funebre. Di grande importanza, inoltre, una collezione
di oggetti e monili in ambra, avorio e pasta vitrea del V - VI secolo a.C.
Al secondo piano, proseguendo il percorso cronologico, troviamo dei
reperti provenienti da Fratte che testimoniano la presenza di un
importante centro etrusco sannitico, alcuni, in particolare, dalle
necropoli risalenti al IV - III sec. a.C. Dall’abitato sono giunti sino
a noi alcune statue votive, terracotte di rivestimento ed un insigne
clipeo, raffigurante Eracle in lotta con il leone Nemeo. Monete greche,
romane o medioevali, inoltre, caratterizzano la ricca collezione
numismatica insieme a monete d’oro e d’argento recuperate sul Castello.Della
prima metà del I secolo è la testa bronzea d’Apollo. Questa, rinvenuta
nelle acque del golfo di Salerno il 2 dicembre
1930, ha
delle proporzioni (altezza
complessiva con il collo è di m 0,51) che fanno pensare ad una scultura
di grandezza al di sopra di quella naturale, molto probabilmente essa
apparteneva ad una statua di culto destinata a dover essere vista
frontalmente, quest’ipotesi spiegherebbe perché proprio la parte
frontale dell’opera è più dettagliata. La chioma scende con libero ed
ampio movimento sulle spalle, le forme sono plastiche, ed il taglio del
collo farebbe pensare ad una figura coperta dal solo mantello il cui lembo
era poggiato sulla spalla sinistra che nello schema richiama l’Apollo di
Cirene. D'altronde il culto di Apollo è ben documentato in Campania e
nella Magna Grecia. Le sue origini restano ancora oggi oggetto di
discussione critica, in ogni modo, la bellezza di quest’opera, forse
unita alla sua unicità (è uno dei pochi oggetti di bronzo rinvenuti nel
Golfo di Salerno) ed alle molte curiosità che tuttora suscita, l’ ha
resa il simbolo del Museo Archeologico Provinciale
 
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