La Scuola Adotta un Monumento


I monumenti
 

La storia
Chiesa di S. Benedetto
Museo Archeologico Provinciale

Duomo

Pinacoteca

Giardini della   Minerva

Teatro Verdi

Villa Comunale

Museo Diocesiano

Castello Arechi

Scuola Medica Salernitana

Complesso di Santa Sofia

 
 

La cultura
  Masuccio Salernitano
Alfonso Gatto
Risveglio culturale degli anni   60 – 70
Edoardo Sanguineti
 
Curiosità
  Pillole di salute
Legenda del Mago Barliario
Fiera del Crocifisso
Festa di S. Matteo
Piatti tipici salernitani
 
 
Masuccio Salernitano 

Masuccio da Salerno, o Masuccio Salernitano, era il soprannome di Tommaso Guardati. Non si hanno date che stabiliscono in modo netto la durata della sua vita: probabilmente nacque a Sorrento o a Salerno nel 1410 circa  dalla nobile famiglia dei Guardati (il padre fu segretario di Raimondo Orsini, principe di Salerno) e morì nel 1475 circa. Frequentò intellettuali e funzionari della Napoli aragonese, fra i quali Giovanni Pontano, e quando Roberto Sanseverino acquisì la signoria salernitana nel 1463 lo seguì come segretario.Scrisse Il    Novellino, raccolta di racconti pubblicata postuma dal tipografo napoletano Francesco del Tuppo, nel 1476. Questa raccolta è composta da cinquanta racconti ed è divisa in cinque decadi, ciascuna con un proprio tema: la perfidia dei religiosi, la gelosia beffata, gli inganni delle donne, novelle a lieto fine alternate a novelle lacrimevoli, la magnificenza dei principi. Ciascuna novella è poi suddivisa in tre parti: un esordio dedicato a personaggi della corte aragonese, la narrazione vera e propria e la considerazione conclusiva.  Un’ impostazione destinata, nel corso del XVI secolo, ad alternarsi a quella del Boccaccio ( che rimane un necessario punto di La materia è movimentata con abili passaggi da scene fosche   e tragiche a scene grottesche, festose, comiche. A volte scade in moralismo, e il linguaggio è monotono, irto di arcaismi e toscanismi. Nelle parti migliori lo stile si impregna di umori bizzarri e popolareschi, si colora di vivaci espressioni    dialettali che fissano personaggi e situazioni. Quest’opera è l’unico esempio di novellistica napoletana del XV secolo ed è il primo libro che racconta l’ambiente aragonese in volgare.       Il prologo della prima novella ha funzione introduttiva: l’autore dedica la raccolta alla duchessa di Calabria Ippolita di Aragona, schermendosi per il fatto che “al suono della mia bassa e rauca lira” non si addice la composizione di un libro in cui “troverai molte facezie e giocose piacevolezze, che continuo nuovo piacere porgerti saranno cagione”.Alla fine dell’opera l’autore si giustifica dalle accuse che chierici e donne sollevarono alla lettura delle novelle. Le novelle che hanno ricevuto maggiore successo sono quelle a sfondo tragico.

 

 

 


Realizzato dall' alunno Gaetano Bisogno

in collaborazione con Aniello Iovino

del Liceo Scientifico Statale "Giovanni da Procida" di Salerno

Via De Falco, 2 - 84126 Salerno - Italy

Telefax 0039089236665

Email: info@liceodaprocida.it