La Scuola Adotta un Monumento |
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Il castello di Salerno si eleva a quota 300m sul livello del
mare, in cima al monte Bonadies, il “cacumen montis”, ricco di
contenuti mitici e sempre presente nelle immagini storiche della città.L’
urbanizzazione della zona, alle pendici della collina, avvenuta attraverso
successivi avvicinamenti al mare, si manifesta con ampliamenti repentini e
lunghi periodi di stasi durante i quali sono numerose le rifrazioni e le
sovrapposizioni.Questo tipo di ampliamento, che trova giustificazione
nella storia politica di Salerno, si manifesta parallelamente all’
ampliamento del castello ed al miglioramento delle sue fortificazioni.Non
si hanno notizie precise delle origini di Salerno.Il suo nome come colonia
romana, appare per la prima volta nel analogie con coeve murature di fortificazioni beneventane, fa ritenere
necessaria una più accurata datazione.Gli “ampi tratti di muratura” a
grossi blocchi squadrati che Acocella definisce longobardi e che sono
stati da poco messi in luce, devono riferirsi alle fortificazioni che
Salerno già possedeva prima della venuta dei duchi beneventani. Lo stesso
Acocella ci fa notare, citando un passo di Chronicon l’ uso dei verbi:
“Arechi ha ampliato e fortificato la città”. Risulta chiaro da questa
stessa citazione che la città era già in precedenza munita di
fortificazioni: infatti i filari di blocchi squadrati rinvenuti per ampi
tratti, denunziano una tecnica di allineamento adottata in tutta l’età
classica. Si deve sempre ipotizzare una collocazione
cronologicamente precedente alla venuta dei Longobardi a Salerno,
proponendo con quest’ultima tesi un’ insediamento sulla collina in
età bizantina in un’epoca in cui si cominciavano a costruire
fortificazioni esterne a difesa delle città.La muratura della enorme
massa trapezoidale, presenta grossi blocchi tufacei, provenienti
chiaramente dalla parziale distruzione della muratura a filari squadrati
che prima abbiamo esaminato, immessi a funzione statica nella massa più
minuta, determinando una tecnica longobarda di cui abbiamo vasta documentazione. Restringendo l’ area della fortificazione
prelongobarda alla zona sottostante la “Comanda”, situata nel punto
più alto della collina, si può avanzare l’ ipotesi che la cortina
longobarda si estende dalla zona più a nord del castello fino alla grande
massa rocciosa che delimita il “cacumen montis” disponendosi come un
aggere naturale verso oriente. Ampliamenti successivi verso oriente hanno
determinato riorganizzazioni planimetriche e funzionali ed una diversa
disposizione dell’ accesso.Si può notare qui il tipico ingresso con una
torretta di vano da cui si azionava il ponte levatoio, posto a 5-6m dal
filo basamentale della cortina.Il ponte levatoio batteva sul rivellino,
oggi unito alla torretta con un ponte in muratura di recente costruzione,
ed affidava il suo equilibrio ad un enorme massa di muratura posta al
disopra della piattabanda.La zona difesa a forma trapezoidale, tipologia
caratteristica del castello medievale, è posta al sommo del castello, e
rivela nelle attuali condizioni la presenza di muri di ronda e postazioni
per mangani. La parte privilegiata era separata dai servizi: la cisterna,
la cappella, la torre di guardia, elementi questi, caratteristici dei
castelli medioevali nel Meridione.Durante la dominazione longobarda il
Castello di Salerno risultò una rocca
imprendibile, non solo per la cura dedicata al miglioramento delle
sue postazioni, ma anche per la sua posizione naturalmente inaccessibile.Il
disegno dell’ accesso sviluppa un percorso lungo un’ ascesa
ripidissima e facilmente ostacolabile dall’alto, con tiri piombanti,
scagliati dalla sovrastante torre “Pentuclosa”. Il percorso obbligato,
fino all’ ingresso, difeso dal rivelino è serrato in una vera propria
tenaglia di tiri radenti, provenienti sia dalla Pentuclosa che dalla torre
di Mezzo.Tale funzionalità planimetrica offrì una tenace resistenza al
conquistatore Normanno. Il castello non capitolò ma i suoi occupanti
furono presi per fame e per patteggiamenti nel 1077.Con l’ avvento dei
Normanni, e la soluzione della continuità bellica, maggiori cure vengono
rivolte alla città, mentre vengono tralasciate le opere di fortificazione
e difesa.Ne’ dal periodo normanno ne’ da quello svevo è possibile
reperire nell’area del castello qualche elemento architettonico notevole.L’
avvento degli Angioini riportò nel salernitano un clima guerresco, dovuto
alla resistenza dei fuoriusciti fedeli alla casa sveva, e alla lunga ed
estenuante lotta sostenuta contro gli Aragonesi.In seguito le incursioni
dei Turchi e dei pirati sulle coste tirreniche maturarono la necessità di
una migliore linea difensiva. Essa si concretizzò nella costruzione di
una catena di torri lungo il litorale del vicereame.Il sistema costruttivo
e l’ impianto planimetrico delle numerose torri costruite lungo la costa
salernitana presentarono caratteri simili all’ ampliamento sud orientale
del castello di Salerno ed al muro del fossato che cinge tutto il castello.Il
castello fu acquistato nel 19 dicembre 1960 dall’ Amministrazione
Provinciale di Salerno ed è stato recentemente restaurato. Il buon
funzionamento del complesso è curato dalla Direzione dei Musei
Provinciali del Salernitano.
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