|
| La Leggenda del Mago Barliario |
"N'he fatte cchiù tu che Pietro Bailardo" si diceva - e
qualcuno dice ancora oggi - a Salerno e nei comuni limitrofi. "Ne
combina più lui che mago Baliardo" - dunque - echeggia il detto
dall'Alto Medioevo salernitano, ad additare un abile ed incallito
impostore o cacciaballe o arcano mistificatore.
Ma chi diavolo era Pietro Barliario o Baliardo, che dir si voglia? E
perché dal lontano XII secolo riesce nell'impresa di far ancora parlare
di sé?Un diavolo, appunto! - a sentire i suoi concittadini di allora. Un
demonio di mago, capace, secondo credenza popolare, di innalzare in una e
una sola notte di tempesta i maestosi archi dell'acquedotto medioevale di
Salerno, che ancora sovrastano l'attuale via Arce, e perciò denominati I
Ponti del Diavolo. E non solo. Poteva bollire l'acqua di fonte e
convertirla in vino - bianco o rosso, non c'era che da scegliere; oppure
"cacciare nei guai" chi non gli fosse stato troppo simpatico,
facendogli spuntare, improvvise, sulla fronte, lunghe corna o
trasformandolo in un qualsiasi, ma della specie più repellente, abitante
del regno animale.
Le fonti storiche, invece, non 'soffrono' di superstizione e ci
restituiscono la figura di tale Pietro Barliario, negromante ed illustre
alchimista, nato e vissuto a Salerno a cavallo dei secoli XI e XII, morto
nel 1149 alla veneranda età di anni 93. Intorno al XII secolo
l'alchimista Piero Barliario era considerato un vero e proprio mago: gli
si attribuivano eventi soprannaturali di ogni genere. La sua conoscenza
della chimica fece credere che i suoi esperimenti fossero interventi del
demonio. Per questo si dice che il Diavolo, da sempre ritenuto un grande
architetto, fu invocato dal mago per costruire in una sola notte,
estendendosi per una lunghezza di circa un chilometro, gli archi di Via
Velia, che poi non sono altro che i resti di un antico acquedotto
medievale, da lì il nome “Archi del Diavolo”. Leggenda che si è
tramandata fino ai giorni nostri, rafforzata dal fatto che durante la
seconda guerra mondiale nonostante i vari e numerosi bombardamenti ai
quali fu sottoposta la città per diversi mesi e i terremoti accorsi nel
corso degli anni, gli archi non hanno mai dato segno di cedimento (a parte
la decisione del Comune di “tagliarne” via un pezzo per realizzarvi
una strada). Nel 1260, il re Manfredi decise di far costruire il
porto. Era un lavoro gravoso e temerario per le correnti che si
trovano nel Golfo. Decise di affidarsi a Barliario. Prima di cominciare i
lavori, furono uccisi tutti i galli della città,
perché si diceva ritenuti capaci di scacciare tutti gli spiriti
maligni con il canto. Il
timore, infatti, era che avrebbero potuto far fuggire i demoni che
avrebbero dovuto eseguire l’opera. Solo un galletto si salvò. Mentre il
lavoro dei diavoli procedeva a pieno ritmo, il gallo cantò e i demoni
scomparvero, lasciando il lavoro incompleto. Ecco la probabile ragione per
la quale il porto non è mai stato integro e funzionante e perché
sia così difficile aggiungervi i pezzi mancanti. Accadde poi che un
giorno due suoi nipoti si introdussero nel laboratorio, lasciato
incautamente incustodito, ed entrati in possesso di un libro di magia nera
morirono di paura nell’osservare le figure diaboliche dipinte al suo
interno. Plausibile pensare che vennero a contatto con qualche sostanza
chimica di cui restarono vittime. Barliario fu accecato da un dolore
incredibile misto ad una buona dose di senso di colpa, si recò al
monastero di San Benedetto per chiedere perdono a Dio rimanendo steso
davanti al crocifisso per tre giorni e tre notti in attesa di un segno.
Mentre fuori infuriava la tempesta il segno tanto invocato arrivò: la
testa del Cristo si piegò miracolosamente verso di lui ed aprì gli
occhi. Il mago Barliario abbandonò per sempre la magia e gli esperimenti
alchemici morendo nel 1149 all’età di 93 anni. Questo fenomeno ha
lasciato una traccia indelebile nelle tradizioni popolari e religiose di
Salerno. Il Cristo è tutt’ora conservato nel Museo della Cattedrale.
|