anno scolastico 2005/2006

TECH

scoperte, invenzioni, sviluppo delle scienze e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione

QUARTA M

 

Un orologio-monumento per vincere il tempo

Sarà costruito nel deserto del Nevada dall'ingegnere Usa Danny Hillis. Funzionerà 10 mila anni. Sono già stati preparati due prototipi.

Il Long Now Clock, uno dei prototipi

ROMA - Facciamo un tuffo avanti nel tempo di 10.000 anni. Immaginiamo che un uomo stia passando vicino alla cima di una montagna che si trova in quello che oggi chiamiamo Deserto del Nevada. Intravede una grotta di origine artificiale. Al suo interno una complessa macchina fatta di enormi dischi e ingranaggi. Non sappiamo se quell'uomo vivrà in un mondo supertecnologico o se sarà il superstite di una guerra nucleare che lo ha fatto retrocedere all'età della pietra; sta di fatto che non gli sarà difficile comprendere che si trova di fronte ad una gigantesca macchina del tempo costruita migliaia d’anni prima.

Ora torniamo ai nostri giorni, alla realtà. Quella macchina la sta realmente costruendo Danny Hillis, un ingegnere americano che vuole lasciare all'umanità di oggi, di domani e del futuro un simbolo concreto del tempo che trascorre sulla Terra, un monumento in grado di vincere i secoli come lo hanno vinto le Piramidi Egizie o il Circolo di Stonehenge.

Un simile monumento per l'eternità, secondo Hillis, non poteva che essere un orologio, in grado di scandire il tempo per almeno 10.000 anni. Così si è dato subito da fare e ha fondato, con l'aiuto del musicista inglese Brian Eno, la Long Now Foundation, attraverso la quale sta raccogliendo i fondi per l'impresa. Al momento ha già costruito due prototipi in scala. Uno di essi si trova al Museo della Scienza di Londra ed è stato chiamato Long Now Clock, il secondo è terminato da poche settimane.

Ma l'orologio vero, alto una ventina di metri, non segnerà i secondi, i minuti e le ore. Questa suddivisione, infatti, è stata scelta convenzionalmente dall'uomo di oggi e non è detto che in futuro si continuerà ad utilizzare lo stesso modo di scandire il tempo.

Per questo motivo l'orologio di Hillis, come egli stesso ha dichiarato, "ticchetterà una volta all'anno, sposterà la lancetta in avanti una volta al secolo e suonerà all'inizio d’ogni millennio". La scelta del deserto del Nevada, dove Hillis ha già comperato un terreno, la spiega lo stesso ingegnere: "Da un lato perché ha poco valore dal punto di vista economico ed è stabile dal punto di vista geologico, dall'altro perché è un'area della Terra che dovrebbe subire poche mutazioni legate agli eventi climatici o alle azioni dell'uomo".

Per dar modo a chiunque nel futuro di comprendere che il manufatto è un orologio, esso visualizzerà il tempo attraverso un modello del cielo visibile ad occhio nudo. Il cuore dell'orologio sarà un vero computer, che come tutti i PC parlerà con un linguaggio binario, ossia con lo zero e l’uno. Ma, a differenza dei computer oggi usati, i circuiti non saranno elettronici, bensì meccanici e si muoveranno attraverso leve che si apriranno e si chiuderanno con una sequenza programmata. Scandiranno con estrema precisione, ad esempio, la durata del ciclo lunare e la rotazione dei pianeti attorno al Sole. Un sistema di ruote e ingranaggi dentati sposterà le leve, aggiornando in continuazione l'orologio.

Ovvio chiedersi chi darà la carica per 10.000 anni ad un simile misuratore del tempo. Hillis non ha ancora scelto definitivamente la fonte, ma non è un problema. Le variazioni di temperatura o pressione all'interno della grotta sono sufficienti ad alimentarlo. Spiega l'ingegnere: "Ci sono una grande varietà di sistemi per dargli energia, ma il mio desiderio è che la gente stessa vada a caricarlo, che non si dimentichi della sua esistenza". Il materiale? "Acciaio e pietra; - dice Hillis - si usurano di meno e durano nel tempo".

(28 febbraio 2006) (Repubblica.it)

TUTOR: prof.ssa Nadia Catapano

ALUNNI CLASSE IV M

Michela Cioffi

Vito Della Corte

Carlo Di Giacomo

Giovanni Greco

Ernesto Marino

Ferdinando Menale

Annarita Porcelli

Simone Russo

Elvira Sabatino

Orologio plurisecolare sfida la frenesia quotidiana della nostra civiltà

Dall’interno di una caverna del deserto del Nevada ci osserverà per i prossimi diecimila anni.

Che cosa è il tempo? È sempre esistito? Come e quanto influenza la nostra esistenza? Nessuno può dare una risposta a questi atavici interrogativi; di certo, però, le interpretazioni nel corso dei secoli sono state innumerevoli e contrastanti, da Agostino, per il quale il tempo esiste solo come dimensione interiore, nel cui ambito l’uomo percepisce realmente il presente, mentre passato e futuro sono proiezioni del suo animo, a Nietzsche, secondo cui il tempo non ha fine, è l’eterno ripetersi di ciò che è già stato. Le speculazioni filosofiche possono però sussistere finché non vengono messe in crisi da grandi scoperte scientifiche. Nel 1905 Albert Einstein inizia un percorso che lo porterà a diventare il più geniale fisico mai esistito; secondo le sue teorie il tempo perde il suo carattere assoluto e diventa una delle tante variabili fisiche, mentre la velocità della luce si tramuta nell’unica costante della "nuova" fisica. La confusione e lo smarrimento derivanti da questa rinnovata visione della realtà, in cui tutto diventa relativo, sono percepibili anche nella letteratura degli anni immediatamente a ridosso della scoperta: nel 1915, ad esempio, Kafka inizia la stesura del romanzo "Il Processo", dato alle stampe nel 1925, il cui protagonista, Josef K., vive le sue angosce in una dimensione senza futuro e senza passato, un eterno presente in cui tutte le dimensioni del tempo si ripiegano su se stesse in un mondo surreale e angosciante. Ricerca scientifica e letteratura non hanno però cambiato la visione più comune che l’uomo ha del tempo, quella cioè d’entità distruttrice a cui nessuno può sfuggire e con cui tutti e tutto dovranno, prima o poi, fare i conti. Poche sono le cose che resistono a lungo all’incedere del tempo: la maggior parte di ciò che ci circonda rischia di diventare obsoleto da un momento all’altro, dopo una settimana sembra già antiquariato. E così, mentre la frenesia del mondo d’oggi accelera senza pietà il nostro tempo, impedendoci però di guardare seriamente al futuro, c’è chi guarda oltre, molto oltre: Daniel Hillis è l’inventore e il progettista della macchina che sta nascendo in un’officina per la lavorazione del metallo di San Rafael. Un gigante alto oltre diciotto metri, completamente in acciaio, pronto ad accompagnare l’umanità per i prossimi diecimila anni. Non si tratta di un automa o di qualche altra invenzione d’ultima generazione, bensì di un orologio che per i cento secoli che verranno segnerà lo scorrere del tempo all’interno di una caverna del Great Basin National Park del Nevada, in cui sarà protetto dagli agenti atmosferici. E’ una sfida, quella di Hillis, diretta alla società frenetica e caotica dei nostri giorni, un invito a vivere la vita con maggiore calma e riflessione, tenendo sempre un occhio puntato al futuro: una sfida che abbiamo il dovere di raccogliere per avere, ma soprattutto per dare ad altri, la possibilità di guardare al domani.

Giovanni Greco IV M

Passato, presente, futuro: l’uomo sarà un giorno padrone del suo tempo?

Nel film di Simon Wells "The time machine" uno scienziato dell’Ottocento, incapace di rassegnarsi alla perdita della donna che ama, inventa una macchina del tempo per ritornare al passato e cambiarlo; essa gli darà invece la possibilità di vivere un nuovo presente. Dove? Nel futuro!

Ogni singolo istante della nostra vita viene rapidamente risucchiato nel passato. I bei momenti svaniscono e, d’un tratto, li ritroviamo dietro di noi. Chissà quante volte avremmo voluto rivivere all’infinito pochi secondi di felicità; chissà quante volte c’è capitato di dire: "Se non avessi agito così, forse le cose sarebbero andate diversamente!" oppure "Se potessi tornare indietro!". Ma è possibile tornare indietro? Lo è nella nostra fantasia, che è alimentata dal desiderio di realizzare anche l’impossibile; nella realtà l’impossibile resta tale. Tuttavia nella dimensione singolare del linguaggio cinematografico può trasformarsi in qualcosa di fattibile. Il tema della macchina del tempo da sempre affascina tutte le generazioni e continuerà a farlo sin quando non sarà inventato un aggeggio capace di farci viaggiare in tutte le ere; per il momento non resta che volare sulle ali del tempo, comodamente seduti sulla poltrona di un cinema. Di recente questa tematica è stata trattata dal regista Simon Wells nel film intitolato "THE TIME MACHINE". Gli attori principali che vi recitano sono l’australiano Guy Pearce nel ruolo del protagonista Alexander Hartdegen, il grande attore britannico Jeremy Irons nel ruolo cameo di Uber Morlock, Samantha Mumba in quello di Mara e Orlando Jones nel ruolo di Vox. La recitazione è entrata nella vita di Guy Pearce quando egli aveva solo otto anni e da allora lo ha sempre accompagnato per la strada che lo ha condotto al successo internazionale; il suo film più importante è stato "L.A. CONFIDENTIAL", che gli è fruttato una candidatura ai SAG. Samantha Mumba, di madre irlandese e padre dello Zambia, ha invece esordito nel mondo dello spettacolo come cantante pop con un singolo che ha riscosso un grande successo in Irlanda, suo paese d’origine, e in Gran Bretagna; presto è stata richiesta dal cinema ed in questo film ha dato il volto alla ragazza Eloi che s’innamora del protagonista. La carriera di Jeremy Irons, il terribile Uber Morlock, è tanto prestigiosa da "far paura": l’attore, che alterna teatro e cinema, ha vinto, infatti, numerosi premi, fra cui un Oscar per "Il mistero Von Bulow". E’ il caso di ricordare anche Orlando Jones, uno degli attori attualmente più ricercati dall’industria cinematografica, che sembra si sia divertito molto ad interpretare Vox, "una specie d’Internet in versione sarcastica" a giudizio del regista Simon Wells. Il film è uscito nel 2002 e s’ispira al romanzo del nonno di Simon e noto scrittore inglese H.G.Wells, che può essere definito il padre della fantascienza. La sua fantasia ha dato vita alle vicende di alieni che combattono contro i terrestri ("The war of the worlds") ed a quelle di un genere umano diviso in due specie, che rappresentano l’una lo spirito, l’altra i sensi ("The time machine"), fino a coinvolgere il lettore in un viaggio sulla luna con la conseguente descrizione dei suoi abitanti ( "The first man in the moon"). Wells non solo ha cercato di dare un volto al futuro attraverso l’immaginazione, ma ha anche scrutato con sguardo molto accorto il presente, individuandone i problemi. Tuttavia il cinema deve ringraziare questo singolare scrittore soprattutto per avergli consentito di affascinare il pubblico con pellicole ispirate ai suoi romanzi che scorrono veloci, esplorando mondi sconosciuti. La storia narrata nel film "The time machine" tratta di Alexander, scienziato e inventore di fine Ottocento che, in seguito alla morte accidentale della sua futura moglie, si ostina a portare a termine il progetto di costruire una macchina del tempo, nella speranza di riuscire a tornare indietro e a modificare il passato, evitando l’agguato di un ladro che gli ha portato via la donna della sua vita. Così il giovane, dopo quattro anni, riesce a ritornare al giorno che era stato fatale ad Emma, la sua fidanzata, ma quest’ultima muore nuovamente, seppur in circostanze diverse. Non è dunque possibile mutare il passato? Alexander decide allora di viaggiare nel futuro, fermandosi all’inizio del terzo millennio, precisamente al 2.037, quando tutto il sapere è in mano ad enciclopedie virtuali e la luna inizia a frantumarsi. Proseguendo il viaggio, corre avanti di 800.000 anni. In quel periodo la specie umana, tornata a condizioni

di vita primitive, è suddivisa in due popolazioni: quella degli Eloi e quella dei Morlock. I primi hanno sembianze umane e vivono sulla terra, i secondi sono dei mostri cannibali che vivono sotto terra. Fra tutti gli Eloi Alexander lega con Mara e il fratello Kalen; quando la ragazza viene catturata dai terribili Morlock lui, oltre a salvarla, riesce ad eliminare la specie dei mostri, sfruttando l’energia della sua macchina del tempo, che viene completamente distrutta. Alexander decide allora di restare con Mara.

Questo film risulta molto coinvolgente per un pubblico giovane, come è emerso anche da un rapido sondaggio nella classe IV M. La causa di tale trasporto per la vicenda narrata ed i suoi protagonisti è da ricercarsi proprio nel tema assai stimolante della macchina del tempo. Essa nel film è costituita da affascinanti meccanismi rotanti e ingranaggi d’ottone, capaci di proiettare il protagonista ovunque egli voglia. Il 2.037 e l’802.701 sono le date che indicano le tappe fondamentali del suo viaggio nel futuro, rappresentato con interessanti effetti speciali. In particolare nella prima tappa colpiscono le scene che ritraggono macchine volanti, cartelloni pubblicitari parlanti ed enciclopedie virtuali. Queste ultime sono rappresentate sensibilmente da un’unità fotonica (Vox) con capacità verbali, visive ed acustiche e sono collegate a tutti i database del mondo. Il complesso delle conoscenze umane è dunque racchiuso in una memoria centrale fotonica.

Un futuro del genere non sembra poi tanto lontano. Già da tempo le macchine sostituiscono gli uomini in alcuni compiti, tanto che non riesce difficile immaginare che il bibliotecario d’oggi possa essere un giorno sostituito da un’unità fotonica come Vox. Più difficile, e indubbiamente spiacevole, è immaginare una possibile disgregazione della nostra cara luna, che secondo il film di Wells avverrebbe nel terzo millennio a causa della colonizzazione del satellite. La seconda tappa del viaggio di Alexander mostra un futuro simile alle età primitive, con un genere umano tormentato dalla paura dell’aggressione di creature mostruose. Dei Morlock incuriosisce, nell’aspetto esteriore, l’annullamento d’ogni forma d’evoluzione della specie umana e, per altro verso, l’intuizione di farli lavorare in un luogo oscuro e sinistro, al servizio di poche intelligenze superiori volte al male. Degli Eloi, che vivono in abitazioni simili a conchiglie, ancorate alla superficie delle rocce, attira l’attenzione dello spettatore soprattutto il modo di parlare, totalmente incomprensibile per chi viene dalla New York del passato, e di ricordare i loro cari scomparsi, attraverso alte costruzioni con eliche rotanti. Un’ immagine in particolare che rimane impressa è quella della luna semidistrutta, che regna serena e inconsapevole dei mali dell’uomo nel cielo limpido. Tante volte alziamo gli occhi al cielo e cerchiamo di dare delle

risposte ai nostri perché. Alexander, guardando quella luna, si rende conto di essere andato troppo lontano e di aver lasciato il suo passato incancellabile dentro di sé. Il passato… perché non possiamo cambiarlo? Questa è la domanda che perseguita il protagonista. Egli va avanti e indietro negli anni, nei secoli, eppure non sa darsi una risposta. Il vero problema è quello di non riuscire ad accettare che il passato sia immodificabile; non ci si può rassegnare alla morte di una persona a cui vogliamo bene. In Alexander c’è tutta la determinazione ad affrontare l’ignoto, a fare un salto nel passato e a riviverlo con la propria amata; ma il destino sembra avere la meglio e di conseguenza egli deve abbandonare ogni pretesa. Noi potremmo essere i padroni d’ogni cosa, ma non della sorte di un’altra persona. D’altra parte, se è vero che la perdita di un affetto provoca sempre un vuoto incolmabile, è anche vero che proprio grazie al tempo possiamo riempire questo vuoto con i ricordi. In fondo i ricordi, come dice il capo dei Morlock, sono la nostra personale macchina del tempo, che ci riporta al passato. Non è possibile cancellare il passato, perché è parte di noi; anche se la nostra volontà è in conflitto coi ricordi, esso resterà sempre in un piccolo spazio interiore, al sicuro dalla minaccia della dimenticanza. Per il resto, il nostro tempo è il presente e viaggia velocissimo; il futuro è un’incognita ad infinite soluzioni. Ciascuno di noi ha una propria visione di esso, ma tutti, vivendo il presente, dobbiamo avere la consapevolezza che siamo responsabili di ciò che un giorno sarà.

Elvira Sabatino IV M