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La
scuola e l'Europa
Forse è opportuno
richiamare l’attenzione della comunità scolastica sulla relazione
che intercorre tra la realizzazione dell’Europa e il sistema
scolastico interno al nostro paese. È un’attenzione costante che
dovrà essere sempre più tenuta viva giacchè se è vero che la
Costituzione di recente introdotta ribadisce che vanno rispettate le
responsabilità degli stati membri per quanto riguarda il contenuto
dell’insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione e le
diversità culturali e linguistiche e, quindi non mira alla
costruzione di un unico sistema per tutti i venticinque paesi che
attualmente compongono l’Unione europea, è altresì vero che l’Unione
stessa si prefigge degli obiettivi comuni in materia. Siamo convinti
cioè che il principio stesso d’unità nella diversità c’imponga di
riflettere proprio su ciò che ci possa e debba accomunare. È questo
poi il senso di quella dimensione europea da costruire di cui non
mancano riferimenti in trattati e conferenze e che se nel settore
specifico che c’interessa presenta delle proprie caratteristiche,
finisce comunque, poi, col collegarsi all’idea più vasta dell’Europa
e al confronto politico ed istituzionale. Come cittadini europei
siamo chiamati ad elaborare e proporre la nostra visione generale
dell’Europa e a darle gambe attraverso la partecipazione alla vita
delle istituzioni e alla dimensione sociale ed economica della vasta
comunità. Ad esempio la questione controversa e dibattuta
dell’inserimento nella costituzione del novembre 2004 di un
riferimento alle radici cristiane che identificherebbero l’idea di
europa è emblematica della contrapposizione e della relatività del
concetto stesso di Europa e della ineluttabilità di un continuo
concorso dei cittadini all’elaborazione di una cultura europea. E’
questa poi una ragione in più perché il sistema formativo se ne
occupi e la determinazione diffusa di coinvolgere in primis i
giovani cui spetta di proseguire il cammino e di introdurre
progressi. La stessa mancanza di riferimenti geografici permanenti
nel corso della storia, dal bacino del mediterraneo, all’espansione
nel nord, l'azione protensiva nelle americhe, le mire coloniali in
Africa la ricerca di una propria identità nella più vasta dimensione
del pensiero occidentale, sono solo alcune ragioni esemplificative e
che spiegano come l’idea stessa d’Europa debba essere costruita e
verificata giorno per giorno.
http://www2.istruzioneferrara.it/
L’Eurobarometro
osserva i giovani europei
Chi sono i giovani
europei di oggi? Che cosa pensano della vita nella società, del
lavoro e della disoccupazione? Che importanza attribuiscono
all'istruzione, ai viaggi, alla conoscenza delle lingue? Per avere
una visione più chiara della vita quotidiana, delle aspirazioni e
delle attese dei giovani europei, l'Unione europea ha lanciato
quest'anno un sondaggio d'opinione nei quindici Stati membri. In
ciascun paese sono state rivolte ventitré domande a un campione
rappresentativo della popolazione nazionale di età compresa tra i 15
e i 24 anni, per un totale di 9 760 giovani. Per offrire una
radiografia dinamica di questa generazione, l'Eurobarometro ha
inserito anche domande che erano state già poste nel corso dei
sondaggi condotti nel 1997 e nel 1990.
L'irresistibile
espansione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione
Il cambiamento più
vistoso riguarda certamente il settore delle nuove tecnologie, e in
particolare la telefonia mobile. Mentre nei precedenti sondaggi
figurava in misura ridotta, oggi il telefonino è utilizzato
regolarmente da otto giovani europei su dieci. I più entusiasti sono
i finlandesi (92%) e gli italiani (90%), mentre il tasso di
utilizzazione più basso si osserva in Portogallo (72%). Con la
telefonia mobile, il computer è lo strumento più diffuso: quasi sei
giovani su dieci se ne servono almeno una volta alla settimana.
Questo dato rappresenta una progressione di 13 punti rispetto al
1997. "Internet e l'e-mail sono utilizzati regolarmente da più di
tre giovani su dieci", precisa il sociologo belga Philippe Manigart,
autore del rapporto analitico dell'Eurobarometro. "Nel 1997, solo il
7% degli intervistati dichiarava di utilizzare almeno una volta alla
settimana il web e il 5% la posta elettronica. Anche qui, quindi, si
osserva una notevole progressione".
Indipendenza
limitata
Non in tutti gli
aspetti della vita dei giovani europei si è avuta un'evoluzione
altrettanto netta in soli quattro anni. "Quando si chiede agli
adolescenti perché attendano più a lungo prima di lasciare la casa
dei genitori, quasi sette giovani europei su dieci adducono ragioni
di carattere materiale: dichiarano di non avere i mezzi per andare a
vivere per conto loro". In seconda posizione (37%), i giovani
ammettono di voler usufruire di tutte le comodità della residenza
familiare, senza doverne sostenere le spese. Poco più di tre giovani
su dieci indicano anche la necessità di costituire delle riserve
finanziarie per il futuro. "Queste tre ipotesi figuravano già ai
primi tre posti nell'inchiesta del 1997", osserva Philippe Manigart.
Il legame familiare
resta così forte che più di un giovane su due dichiara di ricevere
la maggior parte delle risorse finanziarie dai genitori o dalla
famiglia. È un po' più che nel 1997 (+7%). "Naturalmente, il
campione è composto all'80% da studenti. Tuttavia, il 55% di quelli
che non hanno un impiego e perfino il 20% di quelli che lavorano
dichiarano di ricevere la maggior parte delle loro risorse
finanziarie dai genitori", sottolinea il sociologo. Il lavoro
regolare, fonte principale di reddito per il 35% dei giovani, arriva
solo in seconda posizione.
Scarsa presenza nei
movimenti associativi
L'Eurobarometro
fornisce anche altre indicazioni interessanti sulla vita quotidiana
dei giovani. Gli svaghi più praticati sono, nell'ordine, gli
incontri tra amici (74%), la televisione (69%) e l'ascolto della
musica (66%Come nel 1997, un giovane su due dichiara di non far
parte di alcuna organizzazione o associazione, di qualsiasi tipo. Di
tutte le organizzazioni proposte, le società sportive sono in prima
posizione: quasi tre giovani su dieci dichiarano di appartenere ad
una di esse o di partecipare alle attività. Meno di un intervistato
su dieci, invece, appartiene a un'associazione religiosa o
parrocchiale, a un'organizzazione per la gioventù o a
un'associazione ricreativa. In coda alla classifica, le associazioni
di consumatori e le organizzazioni o movimenti di difesa dei diritti
dell'uomo attirano appena, secondo il sondaggio, uno o due giovani
su cento.
I poliglotti
guadagnano terreno
Per quanto riguarda
le lingue, l'Eurobarometro rileva che quasi un giovane europeo su
due si dichiara bilingue e il 16% trilingue. Come nel 1997, poco più
di un intervistato su tre dichiara spontaneamente di non conoscere
alcuna lingua straniera. "Come era prevedibile, l'inglese è di gran
lunga la lingua più conosciuta dai giovani europei", osserva
Philippe Manigart. "Un giovane su due (tra quelli di madrelingua non
inglese) dichiara di sapere l'inglese a un livello sufficiente per
partecipare a una conversazione. La proporzione è pressoché
invariata rispetto al 1997, ma di molto superiore a quella del 1990
(42%) e del 1987 (37%). Ossia, l'inglese diventa sempre più la
"lingua franca" dei giovani europei". Come probabile conseguenza
logica, i giovani del Regno Unito sono i meno portati per le lingue
straniere. Mentre i giovani danesi sarebbero i più poliglotti, con
due lingue in media.
Partecipare
maggiormente alla vita politica e sociale
In dodici paesi su
quindici, i giovani considerano il sistema educativo la struttura
più importante per la partecipazione dei giovani alla società. In
Germania, Austria e Italia, al primo posto figurano la famiglia e
gli amici. Ma quali misure dovrebbero essere attuate per migliorare
la partecipazione dei giovani alla società? Consultare i giovani
prima di qualsiasi decisione pubblica che li riguardi direttamente,
risponde il 46% degli intervistati, e condurre campagne
d’informazione ad essi destinate (45%). In terza posizione viene
l'introduzione di un programma obbligatorio di istruzione al senso
di cittadinanza (37%). Dal sondaggio risulta inoltre che
l'abbassamento dell'età richiesta per votare o per presentarsi alle
elezioni è raccomandato, rispettivamente, solo dal 13% e dal 9% dei
giovani europei. Va precisato, tuttavia, che i giovani tra i 15 e i
17 anni (che non hanno quindi ancora diritto al voto) sono
nettamente più numerosi degli altri a indicare questo provvedimento
(20% rispetto al 10% dei giovani oltre i 18 anni).
I giovani e
l'Europa, una questione di libertà. Che cosa rappresenta l'Unione
europea per le giovani generazioni? Ancor più che nel 1997, è
sinonimo di libertà di circolazione in tutta l'Unione. Nel Regno
Unito questa interpretazione è quella citata meno spesso (18%).
Tuttavia, l'idea di un "governo europeo" si fa strada, passando
dalla quinta alla seconda posizione in quattro anni, a pari merito
con "un mezzo per migliorare la situazione economica dell'Unione
europea" (che perde tre punti). E quando si chiede ai giovani che
cosa avrà prodotto l'Unione europea da qui a dieci anni, rispondono:
la moneta unica, poi la libertà di movimento ed infine l'aumento
delle possibilità di trovare lavoro. Poter lavorare, stabilirsi e
studiare in uno qualsiasi degli Stati membri resta uno dei
principali significati che i giovani attribuiscono al concetto di
Unione europea. Quasi sette giovani europei su dieci ritengono che
l'occupazione debba essere un campo prioritario dell'Unione nel
corso del prossimo quinquennio. La stessa considerazione vale per la
lotta alla criminalità.
(http://europa.eu.int/comm/dgs/education_culture/mag/15/it/page7.htm)
TUTOR:
Prof. Buonocore
ALUNNI CLASSE V
B
Coppola Ida
Figliola Leanne
Quattrucci
Francesca
Ruggiero Monica
Scafuri
Bernardina
Scielzo Enrico
Siani Serena
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Il commento
I GIOVANI
EUROPEI: UN’UNIONE DI FATTO
Sono ormai
passati cinque anni da quando l’Italia ha preso parte all’Unione
Europea e tuttavia è ancora aperto il dibattito se questa sia stata
una scelta felice o meno, c’è ancora chi sostiene che l’Euro, moneta
unica europea, altro non abbia fatto che indebolire la nostra
economia già troppo debole; eppure bisogna ammettere che la nostra
adesione ci ha portati verso il confronto con Paesi con cui molti
sono gli elementi che ci legano come la storia comune, le
tradizioni, le radici cristiane. Nonostante ciò, c’è da dire che
altrettanti sono gli elementi contrastanti facilmente riscontrabili:
non si può, infatti, fare a meno di notare come all’interno degli
stessi Paesi che formano l’UE vi sia come la creazione, sottintesa e
magari involontaria, di due blocchi principali che vedono
contrapporsi nazioni economicamente forti e stabili da una parte e
altre più deboli dall’altra le quale vengono come trascinate dalle
prime insieme alle varie problematiche che si portano dietro come ad
esempio la disoccupazione e l’inflazione, problemi sicuramente
presenti un po’ in tutti i paesi ma che in questi ultimi sono molto
più marcati.
Eppure le
divergenze e il confronto all’interno di quest’unione dovrebbero
avere come unico fine il reciproco arricchimento dei Paesi che ne
fanno parte per arrivare così ad un miglioramento di campi quali
l’istruzione, l’economia e la politica all’interno d’ogni singolo
paese. Solo così, infatti, si potrà arrivare ad un rafforzamento, ad
un’unione di fatto, non decisa soltanto sulla carta, un’unione che
veda come suoi protagonisti non i grandi ministri ma i giovani di
tutte le nazioni affinché si sentano abitanti di un’unica terra,
governati da un unico sistema che di loro tiene conto e che in loro
investe speranze e fatti concreti per un futuro migliore per tutta
la comunità.
Serena Siani V B |