anno scolastico 2005/2006

TECH

scoperte, invenzioni, sviluppo delle scienze e delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione

5B

La scuola e l'Europa

Forse è opportuno richiamare l’attenzione della comunità scolastica sulla relazione che intercorre tra la realizzazione dell’Europa e il sistema scolastico interno al nostro paese. È un’attenzione costante che dovrà essere sempre più tenuta viva giacchè se è vero che la Costituzione di recente introdotta ribadisce che vanno rispettate le responsabilità degli stati membri per quanto riguarda il contenuto dell’insegnamento e l’organizzazione del sistema di istruzione e le diversità culturali e linguistiche e, quindi non mira alla costruzione di un unico sistema per tutti i venticinque paesi che attualmente compongono l’Unione europea, è altresì vero che l’Unione stessa si prefigge degli obiettivi comuni in materia. Siamo convinti cioè che il principio stesso d’unità nella diversità c’imponga di riflettere proprio su ciò che ci possa e debba accomunare. È questo poi il senso di quella dimensione europea da costruire di cui non mancano riferimenti in trattati e conferenze e che se nel settore specifico che c’interessa presenta delle proprie caratteristiche, finisce comunque, poi, col collegarsi all’idea più vasta dell’Europa e al confronto politico ed istituzionale. Come cittadini europei siamo chiamati ad elaborare e proporre la nostra visione generale dell’Europa e a darle gambe attraverso la partecipazione alla vita delle istituzioni e alla dimensione sociale ed economica della vasta comunità. Ad esempio la questione controversa e dibattuta dell’inserimento nella costituzione del novembre 2004 di un riferimento alle radici cristiane che identificherebbero l’idea di europa è emblematica della contrapposizione e della relatività del concetto stesso di Europa e della ineluttabilità di un continuo concorso dei cittadini all’elaborazione di una cultura europea. E’ questa poi una ragione in più perché il sistema formativo se ne occupi e la determinazione diffusa di coinvolgere in primis i giovani cui spetta di proseguire il cammino e di introdurre progressi. La stessa mancanza di riferimenti geografici permanenti nel corso della storia, dal bacino del mediterraneo, all’espansione nel nord, l'azione protensiva nelle americhe, le mire coloniali in Africa la ricerca di una propria identità nella più vasta dimensione del pensiero occidentale, sono solo alcune ragioni esemplificative e che spiegano come l’idea stessa d’Europa debba essere costruita e verificata giorno per giorno. http://www2.istruzioneferrara.it/

 

L’Eurobarometro osserva i giovani europei

 

Chi sono i giovani europei di oggi? Che cosa pensano della vita nella società, del lavoro e della disoccupazione? Che importanza attribuiscono all'istruzione, ai viaggi, alla conoscenza delle lingue? Per avere una visione più chiara della vita quotidiana, delle aspirazioni e delle attese dei giovani europei, l'Unione europea ha lanciato quest'anno un sondaggio d'opinione nei quindici Stati membri. In ciascun paese sono state rivolte ventitré domande a un campione rappresentativo della popolazione nazionale di età compresa tra i 15 e i 24 anni, per un totale di 9 760 giovani. Per offrire una radiografia dinamica di questa generazione, l'Eurobarometro ha inserito anche domande che erano state già poste nel corso dei sondaggi condotti nel 1997 e nel 1990.

L'irresistibile espansione delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione

Il cambiamento più vistoso riguarda certamente il settore delle nuove tecnologie, e in particolare la telefonia mobile. Mentre nei precedenti sondaggi figurava in misura ridotta, oggi il telefonino è utilizzato regolarmente da otto giovani europei su dieci. I più entusiasti sono i finlandesi (92%) e gli italiani (90%), mentre il tasso di utilizzazione più basso si osserva in Portogallo (72%). Con la telefonia mobile, il computer è lo strumento più diffuso: quasi sei giovani su dieci se ne servono almeno una volta alla settimana. Questo dato rappresenta una progressione di 13 punti rispetto al 1997. "Internet e l'e-mail sono utilizzati regolarmente da più di tre giovani su dieci", precisa il sociologo belga Philippe Manigart, autore del rapporto analitico dell'Eurobarometro. "Nel 1997, solo il 7% degli intervistati dichiarava di utilizzare almeno una volta alla settimana il web e il 5% la posta elettronica. Anche qui, quindi, si osserva una notevole progressione".

Indipendenza limitata

Non in tutti gli aspetti della vita dei giovani europei si è avuta un'evoluzione altrettanto netta in soli quattro anni. "Quando si chiede agli adolescenti perché attendano più a lungo prima di lasciare la casa dei genitori, quasi sette giovani europei su dieci adducono ragioni di carattere materiale: dichiarano di non avere i mezzi per andare a vivere per conto loro". In seconda posizione (37%), i giovani ammettono di voler usufruire di tutte le comodità della residenza familiare, senza doverne sostenere le spese. Poco più di tre giovani su dieci indicano anche la necessità di costituire delle riserve finanziarie per il futuro. "Queste tre ipotesi figuravano già ai primi tre posti nell'inchiesta del 1997", osserva Philippe Manigart.

Il legame familiare resta così forte che più di un giovane su due dichiara di ricevere la maggior parte delle risorse finanziarie dai genitori o dalla famiglia. È un po' più che nel 1997 (+7%). "Naturalmente, il campione è composto all'80% da studenti. Tuttavia, il 55% di quelli che non hanno un impiego e perfino il 20% di quelli che lavorano dichiarano di ricevere la maggior parte delle loro risorse finanziarie dai genitori", sottolinea il sociologo. Il lavoro regolare, fonte principale di reddito per il 35% dei giovani, arriva solo in seconda posizione.

Scarsa presenza nei movimenti associativi

L'Eurobarometro fornisce anche altre indicazioni interessanti sulla vita quotidiana dei giovani. Gli svaghi più praticati sono, nell'ordine, gli incontri tra amici (74%), la televisione (69%) e l'ascolto della musica (66%Come nel 1997, un giovane su due dichiara di non far parte di alcuna organizzazione o associazione, di qualsiasi tipo. Di tutte le organizzazioni proposte, le società sportive sono in prima posizione: quasi tre giovani su dieci dichiarano di appartenere ad una di esse o di partecipare alle attività. Meno di un intervistato su dieci, invece, appartiene a un'associazione religiosa o parrocchiale, a un'organizzazione per la gioventù o a un'associazione ricreativa. In coda alla classifica, le associazioni di consumatori e le organizzazioni o movimenti di difesa dei diritti dell'uomo attirano appena, secondo il sondaggio, uno o due giovani su cento.

I poliglotti guadagnano terreno

Per quanto riguarda le lingue, l'Eurobarometro rileva che quasi un giovane europeo su due si dichiara bilingue e il 16% trilingue. Come nel 1997, poco più di un intervistato su tre dichiara spontaneamente di non conoscere alcuna lingua straniera. "Come era prevedibile, l'inglese è di gran lunga la lingua più conosciuta dai giovani europei", osserva Philippe Manigart. "Un giovane su due (tra quelli di madrelingua non inglese) dichiara di sapere l'inglese a un livello sufficiente per partecipare a una conversazione. La proporzione è pressoché invariata rispetto al 1997, ma di molto superiore a quella del 1990 (42%) e del 1987 (37%). Ossia, l'inglese diventa sempre più la "lingua franca" dei giovani europei". Come probabile conseguenza logica, i giovani del Regno Unito sono i meno portati per le lingue straniere. Mentre i giovani danesi sarebbero i più poliglotti, con due lingue in media.

Partecipare maggiormente alla vita politica e sociale

In dodici paesi su quindici, i giovani considerano il sistema educativo la struttura più importante per la partecipazione dei giovani alla società. In Germania, Austria e Italia, al primo posto figurano la famiglia e gli amici. Ma quali misure dovrebbero essere attuate per migliorare la partecipazione dei giovani alla società? Consultare i giovani prima di qualsiasi decisione pubblica che li riguardi direttamente, risponde il 46% degli intervistati, e condurre campagne d’informazione ad essi destinate (45%). In terza posizione viene l'introduzione di un programma obbligatorio di istruzione al senso di cittadinanza (37%). Dal sondaggio risulta inoltre che l'abbassamento dell'età richiesta per votare o per presentarsi alle elezioni è raccomandato, rispettivamente, solo dal 13% e dal 9% dei giovani europei. Va precisato, tuttavia, che i giovani tra i 15 e i 17 anni (che non hanno quindi ancora diritto al voto) sono nettamente più numerosi degli altri a indicare questo provvedimento (20% rispetto al 10% dei giovani oltre i 18 anni).

I giovani e l'Europa, una questione di libertà. Che cosa rappresenta l'Unione europea per le giovani generazioni? Ancor più che nel 1997, è sinonimo di libertà di circolazione in tutta l'Unione. Nel Regno Unito questa interpretazione è quella citata meno spesso (18%). Tuttavia, l'idea di un "governo europeo" si fa strada, passando dalla quinta alla seconda posizione in quattro anni, a pari merito con "un mezzo per migliorare la situazione economica dell'Unione europea" (che perde tre punti). E quando si chiede ai giovani che cosa avrà prodotto l'Unione europea da qui a dieci anni, rispondono: la moneta unica, poi la libertà di movimento ed infine l'aumento delle possibilità di trovare lavoro. Poter lavorare, stabilirsi e studiare in uno qualsiasi degli Stati membri resta uno dei principali significati che i giovani attribuiscono al concetto di Unione europea. Quasi sette giovani europei su dieci ritengono che l'occupazione debba essere un campo prioritario dell'Unione nel corso del prossimo quinquennio. La stessa considerazione vale per la lotta alla criminalità.

(http://europa.eu.int/comm/dgs/education_culture/mag/15/it/page7.htm)

TUTOR: Prof. Buonocore

ALUNNI CLASSE V B

Coppola Ida

Figliola Leanne

Quattrucci Francesca

Ruggiero Monica

Scafuri Bernardina

Scielzo Enrico

Siani Serena

 

   

Il commento

I GIOVANI EUROPEI: UN’UNIONE DI FATTO

Sono ormai passati cinque anni da quando l’Italia ha preso parte all’Unione Europea e tuttavia è ancora aperto il dibattito se questa sia stata una scelta felice o meno, c’è ancora chi sostiene che l’Euro, moneta unica europea, altro non abbia fatto che indebolire la nostra economia già troppo debole; eppure bisogna ammettere che la nostra adesione ci ha portati verso il confronto con Paesi con cui molti sono gli elementi che ci legano come la storia comune, le tradizioni, le radici cristiane. Nonostante ciò, c’è da dire che altrettanti sono gli elementi contrastanti facilmente riscontrabili: non si può, infatti, fare a meno di notare come all’interno degli stessi Paesi che formano l’UE vi sia come la creazione, sottintesa e magari involontaria, di due blocchi principali che vedono contrapporsi nazioni economicamente forti e stabili da una parte e altre più deboli dall’altra le quale vengono come trascinate dalle prime insieme alle varie problematiche che si portano dietro come ad esempio la disoccupazione e l’inflazione, problemi sicuramente presenti un po’ in tutti i paesi ma che in questi ultimi sono molto più marcati.

Eppure le divergenze e il confronto all’interno di quest’unione dovrebbero avere come unico fine il reciproco arricchimento dei Paesi che ne fanno parte per arrivare così ad un miglioramento di campi quali l’istruzione, l’economia e la politica all’interno d’ogni singolo paese. Solo così, infatti, si potrà arrivare ad un rafforzamento, ad un’unione di fatto, non decisa soltanto sulla carta, un’unione che veda come suoi protagonisti non i grandi ministri ma i giovani di tutte le nazioni affinché si sentano abitanti di un’unica terra, governati da un unico sistema che di loro tiene conto e che in loro investe speranze e fatti concreti per un futuro migliore per tutta la comunità.

Serena Siani V B