anno scolastico 2005/2006

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4 M

  

ALTO ADIGE, SCOPERTO UN PICCOLO ESERCITO PER LA LIBERAZIONE DEL SUDTIROLO

Nel piccolo paese di Caldaro, vicino Bolzano, alla fine del 2005 sono stati arrestati otto ragazzi per il reato d’istigazione all’odio razziale: si attivavano per celebrazioni neonaziste e tenevano contatti con "camerati" austriaci e tedeschi.

Un naziskin (AP)

BOLZANO — I «camerati» l'hanno sempre chiamato Kreisleiter, comandante. E Armin Sölva ha comandato, certo: un piccolo esercito di «combattenti per la

libertà». Gente guidata dal sacro fuoco della «lotta per la liberazione del Sudtirolo», convinta che i tirolesi siano «da più di 80 anni oppressi dallo Stato italiano», motivata da sentimenti di «ineguagliabile ed eroica difesa» dalla «forza occupante» italiana. Ma la settimana scorsa un'inchiesta ha mandato in frantumi il sogno rivoluzionario dei «Kamaraden»: la loro Südtiroler Kameradschaftsring (Skr, organizzazione più a destra dell'estrema destra) adesso è un'associazione in disgrazia e qualche politico altoatesino non dorme più sonni tranquilli. La procura di Bolzano ipotizza il reato di istigazione all'odio razziale e, a seguire, una serie infinita di reati minori, dalle minacce alle lesioni, dalla falsa testimonianza al furto.

Risultato: otto ragazzi arrestati, dai 18 ai 26 anni (due poi scarcerati). Loro sono i protagonisti di questa storia, è vero. Ma è il ruolo delle «comparse», gli altri trentatré indagati, che più ha sconcertato la piccola comunità di Caldaro, più o meno cinquemila abitanti raccolti in un pugno di case a una quindicina di chilometri da Bolzano. È lì che vive la gran parte degli inquisiti, compreso il «comandante» Armin. È lì che è nata e cresciuta la Skr ed è nei suoi campi che nell'ultimo anno e mezzo i carabinieri del Ros hanno documentato incontri segreti, grigliate di festeggiamenti per il compleanno del Führer e celebrazioni dei solstizi d'estate e d'inverno, come imponeva la «tradizione» nazista. Fra gli indagati ci sono funzionari di partito ed ex consiglieri comunali di Caldaro. Tutti dell'Union, partito dell'estrema destra tedesca di Eva Klotz, a cui fa capo anche un altro indagato, Andreas Pöder, consigliere provinciale amico personale di Sölva. «Per carità, che non si pensi che Caldaro sia una centrale dei naziskin» si preoccupa il sindaco, Wilfried Battisti Matscher. «Da noi conflitti fra gruppi linguistici non ce ne sono mai stati. Alcuni di questi ragazzi li conosco anch'io. Hanno facce comuni. Lavorano. Sapevo che qualcuno aveva idee di estrema destra, ma mi sono sempre detto: "E’ l'età; passerà"».

E invece no. Crescendo, quei ragazzi hanno affinato più che altro la capacità di fare gruppo. Si sono sostenuti l'un l'altro e hanno raccolto il consenso d’adulti simpatizzanti della destra più estrema. Per esempio due insegnanti, pure loro indagate. Gudrun Sprenger, professoressa di storia di Salerno, al telefono spiegava a Sölva che le spiaceva non poter festeggiare con gli altri il compleanno di «Adolf», ma che comunque a casa aveva celebrato lo stesso, aveva «aperto una bottiglia di champagne». La fine delle chiamate non era mai «Ciao», ma «Heil». Irma Überbacher, professoressa di arti grafiche a Bolzano, parlando con Erich Dissertori, 65 anni, ex consigliere dell'Union, discute di Dio: «Perché dici che il Padreterno dev'essere ebreo? È uno normale, lui è diverso dal figlio....». Quei "ragazzi", come li chiama il sindaco, hanno attivato contatti, tenuto riunioni con i «camerati» austriaci, ma soprattutto con quelli tedeschi e forse è proprio alla pista tedesca che il procuratore Cuno Tarfusser si riferisce quando rivela che «c'è ancora molto da lavorare, l'indagine potrebbe estendersi».

Dalla Germania Armin e i suoi hanno avuto materiale di propaganda, idee, libri per la formazione. I tedeschi estremisti dell'Aktionsfront Süd, della Skinheads Sächsische, della Fränkische Aktionsfront erano esempi da seguire. Nemico comune: gli ebrei. I «Walschen», (termine dispregiativo che sta per «italiano», ndr) erano invece un problema tutto al di qua delle Alpi. «Qualcuno ha provato a persuaderli» ha ricordato il parroco di Caldaro, Erwin Raffl, dalle pagine del Corriere dell'Alto Adige. «Altri però hanno scosso la testa, come a dire: "Sono matti"».( www.corrieredellasera.it del 28 dicembre 2005)

 

TUTOR: prof.ssa Nadia Catapano

ALUNNI CLASSE III M

Cariello Giuseppe

Farina Davide

Gargiulo Mariavittoria

Giusi Fasano

Landi Ludovica

Marino Martino

Picariello Serena

Russo Giuseppe

Sessa Anna Lucia

NEL 2006 ANCORA TROPPI NEGANO LA VERITA’ SULL’OLOCAUSTO!

Nascondere la sofferenza, calpestare i diritti umani dei deportati: è questo il compito dei capi di stato? Il caso Ahmadinejad dalle dichiarazioni contro Israele alla critica del "mito dell’eccidio degli ebrei".

A distanza di sessantun anni dall’apertura dei cancelli dei campi di concentramento nazisti e dalla diffusione delle prime immagini delle atrocità consumate in quei luoghi, che hanno portato alla morte più di dieci milioni di persone accertati, tra cui almeno sei milioni d’ebrei, la sensazione che si avverte è che non si dia mai il pieno riconoscimento a questo dramma che coinvolge tutta l’umanità. Soprattutto in questi ultimi tempi, in cui le dichiarazioni del presidente dell’Iran, Mahmoud Ahmadinejad, non lasciano spazio ad equivoci: "L’olocausto è un mito;" ha affermato "gli occidentali hanno inventato la leggenda che gli ebrei furono massacrati e l’hanno posta al di sopra di Dio, delle religioni e dei profeti"; e ancora: "Se qualcuno nel loro Paese mette in dubbio l’esistenza di Dio, nessuno dice nulla, ma se qualcuno osa criticare il mito dell’eccidio degli ebrei, le casse di risonanza sioniste e i governi al loro soldo cominceranno a protestare". Parole dure, che negano la più terribile opera d’annientamento messa in atto contro l’essere umano.

Il presidente iraniano ha pronunciato parole offensive anche nei confronti d’Israele, definendolo un "tumore", e inoltre ha proposto che Germania ed Austria accolgano lo stato ebraico sul loro territorio con queste parole: "Ora che ammettete che gli ebrei sono stati oppressi, perché ne devono pagare il prezzo i musulmani palestinesi? Voi li avete oppressi, quindi date un pezzo di terra europea al regime sionista perché vi stabilisca il governo che crede e noi lo sosterremo"; e ha aggiunto: "Che Germania e Austria diano due o tre delle loro province al regime sionista e il problema sarà risolto alla radice".

Ahmadinejad nei suoi discorsi utilizza il termine "sionismo" in senso negativo, anche se originariamente tale termine indicava il movimento sorto nel XIX secolo per la riunificazione degli ebrei della diaspora in uno stato ebraico in Palestina, che culminò nel 1948 con la nascita dello Stato d’Israele; il nome del movimento deriva da Sion, la collina su cui era edificato il tempio di Gerusalemme.

Questa, purtroppo, non è la prima volta che il presidente iraniano – esponente del fondamentalismo islamico vicino alla guida spirituale e massima autorità del Paese, l’ayatollah Alì Khamenei – si lascia andare a dichiarazioni provocatorie sullo stato ebraico.

Nell’ottobre scorso, partecipando ad una conferenza sul sionismo a Teheran, Ahmadinejad ha, infatti, affermato che lo stato ebraico "va cancellato dalla carta geografica". Immediate sono state le repliche d’Israele, dell’Unione Europea e della Casa Bianca, che hanno condannato queste affermazioni, contrarie alla verità, alla storia e al diritto fondamentale dei popoli a vedere riconosciuta l’identità nazionale.

Mi risulta difficile credere che ci siano ancora persone talmente ignoranti che, nonostante prove incontrovertibili, si ostinano a credere l’Olocausto un’invenzione ed una strumentalizzazione, calpestando così la memoria dei dieci milioni di persone morte nei campi di concentramento nazisti. Penso, comunque, che sia da condannare in particolare un capo di stato che, come il presidente dell’Iran, non ammette la gravità morale di un genocidio, in quanto di fronte ad un dramma come questo tutta l’umanità si dovrebbe sentire colpevole, seppure indirettamente, perché la sola pretesa di un popolo d’essere superiore ad un altro e di avere su di esso diritto di vita o di morte, fino a ritenere lecito annientarlo, basta a mettere seriamente in discussione qualsiasi sviluppo culturale e sociale compiuto dall’uomo in diecimila anni di storia.

Inoltre, ritengo che la responsabilità di far rispettare, oltre che di rispettare in prima persona, i diritti umani sia da affidare proprio ai capi di stato, i quali non dovrebbero in alcun modo incitare a violarli, come accade nel caso di Ahmadinejad, il quale ha incoraggiato il suo popolo all’odio ed alla violenza: infatti, è noto che l’Iran ha intenzione di iniziare ad arricchire l’uranio ed a produrre così le sue prime bombe nucleari; dal canto suo il presidente iraniano afferma che è un diritto del suo stato dotarsi d’energia nucleare per accrescere le proprie risorse energetiche e che per questo il suo Paese resisterà ad ogni pressione internazionale.

Serena Picariello III M

STALAGMITI DI RAZZISMO

Il mondo continua ad assistere ogni giorno a fenomeni d’antisemitismo, e quel che turba maggiormente è sapere che essi avvengono ad opera di giovani.

Esempio eclatante, ma purtroppo non isolato, è stata la scoperta di un’organizzazione di naziskin, la "Sudtiroler Kameradschaftsring", nata in un paesino della provincia di Bolzano. Il più anziano degli arrestati ha ventisei anni e l’associazione comprende anche politici del Sud Tirolo e due insegnanti. Leggere i discorsi tra i "soci" fa un certo effetto: "Mi dispiace non aver potuto festeggiare il compleanno di Adolf (Hitler) con voi; ma non vi preoccupate, l’ho festeggiato da sola: ho aperto lo champagne!"; o ancora: "Perché dici che il Padreterno deve essere ebreo? E’ uno normale, Lui è diverso dal figlio…".

Altro caso sorprendentemente triste è la vicenda d’alcuni tifosi del Barnau Football Club, che si sono fatti fotografare mentre salutavano con il braccio alzato dinanzi ai cancelli del lager di Mauthausen. Le foto sono state esposte nel sito della società calcistica della città che ha dato i natali a Hitler per due anni e nessuno se n’è mai lamentato fino all’intervento del partito comunista austriaco.

È difficile spiegarsi come la formazione di un gruppo ben organizzato di naziskin sia stata possibile in una comunità composta da un pugno di case o come foto chiaramente pubblicizzanti teorie razziste siano state diffuse per lungo tempo su un sito pubblico e molto frequentato senza generare alcuna reazione.

La reticenza ed il silenzio, che richiamano ad altre reticenze e altri silenzi che hanno accompagnato da sempre gli orribili stermini, rappresentano l’antica viltà degli uomini. Che sia la viltà dei contadini che vivevano nei dintorni dei lager o quella dei cittadini che vedevano i vicini "indesiderati" sparire o quell’omertosa dei personaggi di Sciascia del "non vedo, non sento, non parlo" o ancora quella contro cui Dante si esprime con tanto disprezzo nel III canto dell’"Inferno", l’ignavia ha sempre mietuto vittime e continuerà a mieterle nell’ignoranza e nella paura.

Continuare a ricordare i milioni di vittime della Shoah è necessario, ma non è affatto sufficiente per far sì che le persecuzioni, frutto dell’intolleranza, non si ripetano secondo i noti, infami percorsi e soltanto con vittime e carnefici diversi.

Come ci hanno reso noto i telegiornali dell’ultimo mese, più di un uomo di cultura ha negato l’olocausto. Evidentemente tale aberrante affermazione ha le motivazioni di uno scoop politico o mediatico che offende la memoria di tante vittime innocenti. Purtroppo queste non sono dichiarazioni senza conseguenze: esse possono condizionare il pensiero di lettori o elettori, magari ingenui ed ignoranti.

La "memoria" è invece la coscienza dei popoli e dovrebbe garantire il loro sviluppo futuro. Suscita interesse il fatto che l’Università Roma Tre abbia organizzato un master di formazione sulla Shoah e in generale sulle ideologie razziste di base (nazismo, antisemitismo, xenofobia e incitamento alla violenza contro i gruppi di minoranza) e sulle loro radici nella storia dell’uomo. Al master possono partecipare trentacinque storici: basteranno queste trentacinque persone ed altre come loro a custodire la memoria dell’Umanità?

Credo che, oltre a ciò, sia necessario formare i giovani studenti attraverso attività didattiche, inclusa la diretta visione di documenti storici, che insegnino il rispetto della diversità e la tolleranza verso gli altri, invece di propinare loro programmi televisivi come i "reality", in cui ci sono persone costrette a mangiare vermi e cavallette o a stare cento giorni chiuse in una casa.

Che non siano queste forme di stupidità collettiva un rischio per il nostro futuro? Una nostra Montagna di ghiaccio?

Giorno dopo giorno la conoscenza delle radici del razzismo vincerebbe le reticenze e aiuterebbe a far sciogliere la Montagna di ghiaccio, una delle cui vette è stata la Shoah.

Mariavittoria Gargiulo III M